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Editoriali Politica

Elezioni in Bergamasca: Lega salva in corner, scompare il Pdl

Di Redazione8 maggio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Un corrucciato Roberto Calderoli

Un corrucciato Roberto Calderoli

Sono due le cose certe emerse dalle recenti elezioni amministrative. La prima: il centrodestra (inteso alla maniera di Pdl-Lega) arretra. La seconda, più preoccupante, è che gli italiani, bergamaschi compresi, sono stanchi di questa politica. Lo dimostra l’affluenza alle urne, in calo del 6 per cento in un territorio abituato a dir sempre la sua.

Il partito dell’astensione è diventato il primo in assoluto. L’unico in grado di superare di un punto e mezzo il 30 per cento, persino quando si decidono le sorti del proprio Comune. E questo dovrebbe far pensare – e molto – i professionisti della politica.

In quel che resta, vincono le liste civiche, generalmente targate centrosinistra. Accade a Nembro, Arzago, Gandino, Leffe. Il Partito Democratico si piazza bene ma cade nel vizio di sempre: se vincono le liste civiche è una vittoria del Pd, se perdono il Pd non c’entra. Per avere il riconoscimento di una vittoria piena forse è arrivata l’ora di abbandonare trucchi da illusionisti dell’urna.

La Lega Nord, pur a fatica, tiene in Bergamasca. Chi pensava ad un azzeramento deve ricredersi. Nonostante abbia perso alcuni feudi importanti come Mozzo, Albano e Curno, e nella sconfitta di Villongo pesino le diatribe interne, il Carroccio vince a Cisano Bergamasco, si conferma a Brembate Sopra, vince a Capriate. Insomma l’onta degli scandali non ha spazzato via lo zoccolo duro e, nonostante l’inevitabile calo, i lumbard si confermano il primo partito in provincia di Bergamo, con un consenso che gli analisti più attenti valutano intorno al 30 per cento.

Quello che invece è del tutto affondato è il Pdl. Da anni in calo di consensi e credibilità, il Popolo della Libertà non è riuscito a fermare l’emorragia di voti. A nulla sono valsi i tentativi di chiamarsi fuori, come partito. La scelta, oltremodo discutibile, di non esporre il proprio simbolo per evitare la debàcle, salvo poi appoggiare sottobanco presunte liste civiche, non ha pagato. La Caporetto c’è stata lo stesso, a livello locale come a livello nazionale. Lo ha dovuto ammettere persino Ignazio La Russa che, con un certo azzardo, ha scaricato la colpa sui candidati. Fatto sta che il Pdl perdeva prima, sparisce adesso.

Per restare in Bergamasca, vince nettamente solo con Valerio Carrara nel feudo del senatore ad Oltre il Colle. Mentre a Solto Collina e Sovere, paesi mignon, deve condividere il successo con liste civiche. Dalla gestione Saffioti a quella Capelli, dunque, nulla è cambiato dal punto di vista del consenso. Anzi. Se il modello Berlusconi ha fallito, altrettanto si può dire del modello Formigoni, professato dalla nuova gestione orobica. Tanto che le analisi più fosche danno il partito prossimo al 15 per cento in Bergamasca.

Il nuovo corso voluto e cercato – qualcuno sostiene imposto – dal segretario provinciale Capelli e dal suo entourage rischia dunque di partire azzoppato. Così come il coordinatore rischia di fare la fine di Peter Pan, protagonista immaginario di un'”isola che non c’è”.

Wainer Preda

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