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Politica

I partiti della Prima Repubblica ci sono costati 430 milioni

Di Redazione3 maggio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Flaminio Piccoli e Bettino Craxi

Flaminio Piccoli e Bettino Craxi

BERGAMO — Si fa un gran parlare di costi della politica. E gli italiani, a ragione, si scandalizzano per quelle spese, esorbitanti e insostenibili per qualsiasi Stato democratico occidentale. Ebbene, dal 1974 al 2011 i partiti politici italiani, tutti indistintamente, sono passati all’incasso di finanziamenti pubblici (comprensivi di rimborsi elettorali, contributi ai gruppi parlamentari, finanziamenti ai giornali di partito, contributi ai gruppi politici regionali) per un totale di 5,5 miliardi di euro.

La degenerazione dei costi della politica parte da lontano. Dalla legge 195 del 1974 sul finanziamento pubblico, successiva al cosiddetto “scandalo dei petroli”. I partiti che sostengono il governo Rumor (DC, Psi, Psdi, e Pri) finiscono sotto inchiesta per aver intascato tangenti dall’Enel e dalle compagnie petrolifere. E così il segretario democristiano Flaminio Piccoli s’inventa un finanziamento pubblico garantito di 60 miliardi di lire l’anno per i partiti. Grossomodo 380 milioni di euro dei giorni nostri.

L’obiettivo era nobile: assicurare condizioni di sopravvivenza ai partiti e evitare corruzioni e condizionamenti dei potentati economici. Ebbene, alla luce dei recenti fatti di cronaca giudiziaria, la bulimia delle formazioni politiche è andato progressivamente crescendo e gli intenti di Piccoli sono completamente falliti.

E dire che gli italiani nel 1993, epoca tangentopoli, votarono in massa contro il finanziamento pubblico nel referendum proposto dai Radicali. Come la pensano i connazionali, dunque, è chiaro fin da quell’epoca: niente soldi pubblici ai partiti. Ma ecco che dal finanziamento cancellato, attraverso un’alchimia di palazzo, spunta il fantomatico “rimborso elettorale”. Rimborso che altrettanto progressivamente si gonfia fino ad arrivare agli attuali 5 euro e passa per ogni elettore. Detto in soldoni, una montagna di denaro pubblico grande che finisce nelle casse delle formazioni politiche, con buona pace degli italiani.

Bergamosera vi offre una serie di puntate in cui pubblicheremo quanto intascato dai singoli partiti negli ultimi anni. I dati sono stati forniti dai Radicali sulla base delle indicazioni pubblicate nella Gazzetta Ufficiale.

Partiamo dai partiti della Prima Repubblica, praticamente “estinti” nel 1993 in seguito alle inchieste della magistratura, e poi successivamente rinati sotto i nomi più disparati, che analizzeremo successivamente uno per uno.

Ecco i soli finanziamenti elettorali intascati dalle diverse formazioni politiche, fra il 1976 e il 1993.

Democrazia Cristiana 131,1 milioni di euro
Partito Comunista Italiano 113,4 milioni
Partito Socialista Italiano 51,9 milioni
Movimento sociale italiano 29,05 milioni
Partito Repubblicano Italiano 21,3 milioni
PSDI 20,9 milioni
Partito Liberale Italiano 16,3 milioni
Radicali 12,1 milioni
Democrazia Proletaria 10,02 milioni
Verdi 9,7 milioni
Lega Nord (dal 1984) 6,4 milioni
SVP 4,9 milioni
Rifondazione Comunista 1,7 milioni
La Rete 1,02 milioni
Unione Valdotaine 752 mila
Caccia Pesca Ambiente 497 mila

TOTALE 431 milioni di euro (800 miliardi delle vecchie lire di quel tempo, per intenderci)

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