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Politica

Finanziamento pubblico ai partiti: non c’è limite all’impudenza

Di Redazione17 aprile 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Alfano, Bersani e Casini

Alfano, Bersani e Casini

ROMA — Mentre gli italiani affrontano i più gravosi sacrifici economici della storia del paese, la classe politica si chiama fuori e sostiene che “cancellare del tutto i finanziamenti pubblici destinati ai partiti”, come chiesto a gran voce da tutti i connazionali, “sarebbe un errore drammatico”.

Lo hanno detto ieri, congiuntamente, Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini. Mostrando un netto (e pericolosissimo) distacco con il resto dell’opinione pubblica e un altrettanto rischiosa percezione distorta del paese, i tre leader del Pdl, Pd e Udc sostengono che “i finanziamenti ai partiti sono già stati drasticamente tagliati dalle manovre finanziarie del 2010-2011 e sarebbe un errore drammatico punire tutti allo stesso modo (compresi coloro che in questi anni hanno rispettato scrupolosamente le regole) perchè metterebbe la politica completamente nelle mani di lobbies, centri di potere e di interessi particolari”. Come se non lo fosse già.

I tre hanno difendono a spada tratta il finanziamento pubblico, anche se gli italiani, via referendum lo hanno già bocciato una ventina di anni fa. Solo che, grazie a un bizantinismo che ha trasformato il “finanziamento pubblico” in “rimborso elettorale”, i costi della politica sono aumentati in maniera esponenziale nell’ultimo decennio, del 1100 per cento, diventando del tutto insostenibili. Tanto che oggi, ogni partito riceve cinque euro per ogni elettore portato alle urne.

“Il finanziamento pubblico dei partiti – proseguono i tre – presuppone regole certe che garantiscano la trasparenza ed il controllo sui bilanci. Questa è la strada e bisogna intervenire rapidamente”. Di diverso avviso Antonio Di Pietro che afferma: “In un momento così drammatico per il nostro paese, dove il Governo ha colpito le fasce sociali più deboli, la politica deve dare il buon esempio cominciando a tagliare gli sprechi e le vagonate di soldi pubblici incassati. Il provvedimento all’acqua di rose proposto da Alfano, Bersani e Casini è una presa in giro. L’Idv si batterà in Parlamento per restituire agli italiani il maltolto”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Beppe Grillo. “Siete sicuri che se pagassimo tutti le tasse questo paese sarebbe governato meglio? Ruberebbero il doppio” sostiene il leader del Movimento 5 stelle.

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