iscrizionenewslettergif
Politica

Bossi a Bergamo: chi ha fatto danni porta il mio cognome

Di Redazione11 aprile 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Umberto Bossi sul palco di Bergamo

Umberto Bossi sul palco di Bergamo

BERGAMO — La sintesi di tutto è una frase, pronunciata alla fine del discorso. “Chiedo scusa perché i danni alla Lega sono stati fatti da tre che portano il mio cognome”. Umberto Bossi bacia la bandiera del Carroccio e termina il suo intervento al raduno dell’Orgoglio padano, che si è tenuto ieri sera alla Fiera di via Lunga, a Bergamo.

La butta sul familiare il senatur. E sulle vicende che stanno letteralmente mandando a pezzi il movimento dice che è “tutto un complotto”. Che “le cose sono organizzate”.”Un amministratore inizia a parlare di cose gravi per telefono”. “Avete capito che è stato una specie di complotto. Andai a dirgli sei matto a investire a Cipro dove investe la mafia” ha aggiunto Bossi parlando dell’ex tesoriere Belsito. Secondo il Senatur Belsito “poi ha iniziato a parlare al telefono” come volesse farsi ascoltare.

“Non è vero che Maroni è il traditore – ha aggiunto il senatur -. Le divisioni creano varchi per il nemico che è il centralismo romano. Facciamo un giuramento perché fra noi non ci siano più divisioni e cerchi magici. Sapete che il cerchio magico non esiste. E’ stato creato a doc per creare casino e divisione nella Lega. Addirittura leggo sul giornale che mia moglie fa le messe nere. Invece, poveraccia, insegna a scuola, altro che fa le messe nere”.

“E’ stata solo pura persecuzione – aggiunge Bossi – A me spiace, non solo per la Lega ma anche per i miei figli. Li ho rovinati io facendoli entrare nella Lega. Dovevo fare come ha fatto Berlusconi: i figli li ha mandati a studiare all’estero, lontano da una stampa di regime. Solo così si potevano salvare. Invece ho fatto l’errore. D’altra parte fin da piccoli partecipavano alle feste della Lega, non aspettavano altro che entrare nella Lega e darsi da fare. Ma sbagliai, dovevo mandarli via. Era l’unico modo per salvarli. Mi dispiace. Sono cose che segnano la vita delle persone”.

“La Lega non è morta, non morirà mai – ha detto Maroni – riparte da qui, da questa meravigliosa platea”. E giù applausi e grida di giubilo. Per la Lega “sono giorni di passione, di dolore ma anche di rabbia per l’umiliazione, l’onta subita di essere considerati un partito di corrotti”, ha aggiunto l’ex ministro dell’Interno.

Il popolo leghista alla Fiera

Il popolo leghista alla Fiera

“Dobbiamo fare pulizia, dobbiamo rimediare alla violazione del nostro codice morale. E’ intollerabile. La Lega è diversa dagli altri partiti. Chi sbaglia paga, senza guardare in faccia nessuno, Chi ha preso i soldi della Lega li dovrà restituire fino all’ultimo centesimo”, aggiunge.

Il capro espiatorio di tutta le vicenda, l’agnello sacrificale sembra essere Rosi Mauro a cui il pubblico leghista riserva slogan irripetibili. Calderoli annucia che se non si dimetterà “il movimento dovrà assumere decisioni nei suoi confronti”. E Maroni aggiunge, senza che Bossi a proposito proferisca parola, che: “Mi spiace non abbia accolto la richiesta. Ci penserà la Lega a dimetterla”. Intanto Rosi Mauro piange da Vespa, ma combattiva più che mai, dice che non si dimetterà: “Prima voglio difendermi. Faccio a modo mio”.

Dentro il capannone della Fiera, come sempre, la Lega appare unita. Soprattutto quando si individuano nemici comuni o presunti tali.

Stasera a Bergamo si decide il futuro della Lega

Luca Zaia e Roberto Maroni BERGAMO -- Stasera, alla Fiera di via Lunga, la Lega cercherà di dare dimostrazione di ...

Lega: anche Genova e Bologna aprono inchieste

Belsito con Umberto Bossi GENOVA -- Lega sempre più nella bufera. Nonostante i proclami di pulizia e la manifestazioni ...