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Bergamo Editoriali

I medici: non confondere cure primarie e pronto soccorso

Di Redazione10 aprile 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Le precisazioni dell'Ordine dei Medici

Le precisazioni dell'Ordine dei Medici

Egregio direttore,
un recente intervento di Cisl, sulla stampa locale, ha riportato l’attenzione sui temi della riorganizzazione del Pronto Soccorso e delle Cure primarie. Senza entrare nello specifico delle proposte avanzate dalla Cisl, sembra opportuna una premessa generale.

Sebbene la riorganizzazione del Pronto Soccorso e quella delle Cure Primarie rappresentino due passaggi importanti per il futuro e la sostenibilità del Servizio Sanitario, il fatto che se ne continui a parlare in contemporanea genera certamente confusione. Uno studio realizzato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Bergamo e dall’Università di Bergamo nel 2010, relativo agli accessi al Pronto Soccorso nel nostro territorio, dimostra come non vi sia correlazione tra orari d apertura degli studi dei medici di medicina generale e accessi alle strutture di emergenza urgenza. Il massimo degli accessi al Pronto Soccorso si registra il lunedì mattina, il minimo la domenica.

Sebbene il nostro territorio abbia mostrato, rispetto ad altri, una minor numero di accesi inappropriati (vedi recente indagine Cisl), è comunque possibile ipotizzare che chi accede al Pronto Soccorso cerchi (a torto o a ragione) risposte diverse da quelle possibili nel sistema delle cure primarie o nel sistema delle cure ospedaliere. Fondamentalmente sono legate al miraggio o alla speranza che un servizio, in grado di rendere disponibili in tempi brevi e gratuitamente supporti tecnologici spesso di altissimo livello, possa risolvere un dubbio, un ansia, una paura, garantendo certezze e sicurezza. Che poi tutto questo si realizzi è da vedere: come è ovvio,  più aumentano le aspettative più aumenta l’insoddisfazione.

Diverso è ciò che il cittadino chiede al mondo delle Cure primarie, che sono il luogo del rapporto di fiducia, dell’ascolto, della gestione della cronicità, della domiciliarità, della continuità e della personalizzazione della cura. Che l’offerta in ambito di cure primarie debba e possa essere aumentata è certamente vero e in parte questo, in particolare nella nostra provincia, è già avvenuto anche con il diffondersi delle aggregazioni di medici e il lavoro in gruppo. Molti studi sono aperti mattina e pomeriggio e il sabato mattina. I medici di Continuità Assistenziale (guardia medica) nei giorni festivi svolgono oltre che attività domiciliare anche attività ambulatoriale strutturata. Anche la pediatria territoriale, nella nostra provincia, ha iniziato a svolgere attività ambulatoriali aggiuntive.

Attenzione però a non confondere le Cure primarie con un Pronto Soccorso di serie B. Sarebbe pericolosissimo. L’emergenza urgenza è un’attività specialistica, la medicina generale è un’altra attività specialistica riconosciuta a livello europeo e sono due specialità diverse. Al Pronto Soccorso devono stare i medici di pronto soccorso, magari con un’organizzazione per intensità di cura, in cui tutti i professionisti si aggiornano sul campo, vedendo comunque anche le grandi emergenze.

Dopo che si è fatto di tutto per chiudere i piccoli ospedali a rischio, cerchiamo ora di non aprire dei piccoli pronto soccorso a rischio. Sviluppiamo invece la disponibilità oraria e l’organizzazione delle cure primarie, supportando il medico con personale di studio, favorendo le aggregazioni dei medici, mettendo i medici di medicina generale in condizione di utilizzare supporti informativi in rete e tecnologie diagnostiche leggere, anche di telemedicina, oggi sempre più disponibili, per gestire adeguatamente i pazienti, specie se cronici, sul territorio.

Non spacciamo però tutto ciò per un modo di decongestionare il Pronto Soccorso, che è il luogo in cui tutte le contraddizioni del nostro sistema  si scontrano, in entrata e in uscita. Per decongestionare il Pronto Soccorso bisogna far funzionare bene il sistema sanitario, tutto, nel suo insieme. Forse è per questo che a Bergamo le criticità sembrano essere minori che in altre città.

Emilio Pozzi
presidente Ordine dei medici Bergamo

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