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Politica

Nasce l’Unione Padana Alpina: con l’ex segretario della Lega Cristiano Forte

Di Redazione22 marzo 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
L' ex segretario provinciale della Lega Cristiano Forte

L' ex segretario provinciale della Lega Cristiano Forte (foto Tiziano Manzoni)

BERGAMO — In data 19 marzo 2012 si è ufficialmente costituito presso un notaio bergamasco il movimento politico denominato Unione Padana Alpina. Segretario del movimento è stato eletto Riccardo Mazzoleni, che ha nominato come proprio vice Cristiano Forte. Presidente del movimento è stato eletto Giovanni Ongaro.

I soci fondatori hanno voluto in questo modo dare una veste ufficiale e fornire una struttura organizzata a quasi 500 persone che negli ultimi mesi hanno deciso di tornare sul territorio per dare voce a quelle istanze autonomiste che da troppo tempo sono utilizzate come merce di scambio per la conquista di posizioni di governo e sottogoverno a livello locale e centrale per poi essere immancabilmente ignorate una volta raggiunti i posti di potere.

“Unione Padana Alpina – si legge in un comunicato stampa – si pone l’obiettivo di riportare al centro del dibattito politico la richiesta di autonomia delle regioni padane, prendendo atto che la Lombardia, pur essendo una tra le prime regioni al mondo dal punto di vista economico, sociale e culturale, oggi si trova ad affrontare una crisi senza precedenti a causa della costante sottrazione di risorse cui viene sottoposta: quasi 50 miliardi di euro è la cifra che la Lombardia ha dovuto versare nel 2007, l’ultimo anno in cui è stata effettuata la scorporazione dei dati, come forma di solidarietà con altre regioni: tolti i trasferimenti agli enti locali lombardi, tolte le spese per il personale dello stato impiegato in Lombardia e la quota di spese generali dello stato attribuibile alla Lombardia, questa è la colossale cifra estorta ai lombardi”.

“Prima di ogni altra azione è indispensabile che i Lombardi prendano coscienza delle cause reali che hanno determinato la situazione di crisi che, loro malgrado, stanno vivendo: l’aumento delle tasse colpisce inevitabilmente chi evade meno, e la Lombardia è la regione più virtuosa, l’aumento dell’età pensionabile colpisce di più la Lombardia, l’unica regione ad avere un saldo positivo tra contributi versati e prestazioni erogate, la diminuzione dei servizi colpisce di più chi quei servizi li paga, oltre che per sé, anche per altri”.

“Tutto questo in un desolante quadro di degenerazione della situazione sociale e annichilimento della cultura locale che non possono essere contrastate a causa di una cronica “carenza di risorse” o meglio, “sottrazione sistematica di risorse” cui i Lombardi sono sottoposti da chiunque li governi: siano essi di destra o di sinistra, tecnici o politici, presunti autonomisti o centralisti. Per questo Unione Padana Alpina ritiene che in questa fase sia secondario qualsiasi obiettivo elettorale: non potrà esservi rappresentanza politica degna della Lombardia fin quando i Lombardi non saranno pienamente coscienti della situazione di oppressione e sfruttamento cui sono sottoposti. Questa presa di coscienza è il primario obiettivo che Unione Padana Alpina si pone”.

“Unione Padana Alpina è cosciente delle difficoltà che dovrà affrontare: 25 anni di promesse non mantenute e di comportamenti contrari agli impegni assunti in campagna elettorale hanno annientato le aspettative di chi aveva riposto le speranze nella Lega e hanno convinto i Lombardi che una volta raggiunto il potere “sono tutti uguali”, che non ci sia possibilità di una rappresentanza politica degna, che chiunque infonde speranze poi tradisce” continua il movimento.

“Per questo chi si propone di rimettere insieme i cocci di una coscienza autonomista deve essere inattaccabile dal punto di vista morale e seguire comportamenti finalizzati al solo conseguimento dell’obiettivo: nessuna ricerca di cadreghe, nessun tentativo di approfittare di inaccettabili privilegi, nessuna energia sprecata per cercare di primeggiare su chi ha obiettivi comuni, nessun accordo a nessun livello con partiti rappresentati a Roma, il rifiuto da parte dei futuri amministratori locali di Unione padana Alpina di fungere da esattori dello stato centrale e, soprattutto, la promessa di partire dal territorio per rimanere sul territorio, dimostrato dall’impegno statutariamente prescritto di Unione Padana Alpina a non presentarsi alle competizioni elettorali per il parlamento romano: l’esperienza dimostra che gli autonomisti non trasformano Roma. È Roma che trasforma gli autonomisti”.

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