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Editoriali Politica

Caso Moro: e il centrosinistra fa un favore al Pdl

Di Redazione22 marzo 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il coordinatore provinciale del Pdl Angelo Capelli

Il coordinatore provinciale del Pdl Angelo Capelli

BERGAMO — E alla fine, a togliere le castagne dal fuoco a un centrodestra in palese difficoltà, ci ha pensato l’opposizione di centrosinistra. Con la richiesta di autosospensione dell’assessore comunale Marcello Moro, Bruni è soci fanno in pratica un gran favore a un Pdl impossibilitato a prendere una qualunque iniziativa sulla vicenda.

Al di là del caso giudiziario – che vede l’assessore Moro indagato per corruzione per una presunta tangente da 50mila euro ricevuta dall’imprenditore Pierluca Locatelli, a cui peraltro Moro si dichiara estraneo -, è la questione politica che ci interessa e che vorremmo analizzare.

Il caso Moro, di fatto, paralizza da quasi 10 giorni la vita politica del Popolo della libertà. In primo luogo per lo choc che una simile vicenda ha provocato all’interno del partito. In secondo luogo per l’incertezza sul dà farsi, sulle iniziative da prendere o non prendere, che sostanzialmente hanno creato un impasse, in cui nessuno se l’è sentita di fare la prima mossa. Né fra i formigoniani, né fra i laici.

Non è un segreto che Marcello Moro sia stato uno degli artefici della vittoria al congresso di Angelo Capelli. Moro ha fatto molto per i formigoniani, è stato promotore d’iniziative, ha chiamato a raccolta i suoi tesserati (tanti) e costruito con il resto della compagine la vittoria di Capelli. Ma è altrettanto noto nell’ambiente politico che l’assessore comunale non piacesse a tutti, anche nel suo stesso schieramento. Ciellino non amato dai ciellini, più apprezzato dagli ambienti imprenditoriali, spesso nei mesi antecedenti al congresso Moro è stato dato per papabile candidato, altrettanto spesso per l’assessore “sacrificabile” della giunta Tentorio.

Ma a far desistere da improvvisati colpi di mano in chiave rimpasto, è sempre stata la forza elettorale che Moro portava con sé. A maggior ragione in vista del congresso. Il problema è che ora il coordinatore Angelo Capelli non può chiedere un passo indietro all’assessore comunale, perché significherebbe mettere in dubbio la sua stessa elezione. Allo stesso modo, l’assessore regionale Marcello Raimondi, leader dello schieramento formigoniano, non pare disposto a mettere in discussione l’entità della vittoria elettorale. Ma nel contempo, quest’impasse non gli consente di far spazio in giunta alle ambizioni del ciellino Stefano Lorenzi.

Giunta che, almeno ufficialmente, ha fatto quadrato intorno a Moro. Mentre i consiglieri comunali del Pdl, che già erano sul piede di guerra dopo il congresso, vedono la tensione crescere progressivamente, ma al momento senza sbocchi. Semplicemente perché l’eventuale rimozione di Moro potrebbe portare a una drammatica spaccatura nella maggioranza del partito, visto che l’assessore ha sempre avuto rapporti politici intensi con la seconda gamba della coalizione formigoniana, quella di Marco Pagnoncelli.

Quindi bocce ferme. Anche sul versante opposto. Al di là del garantismo di maniera, da parte loro i laici sono molto poco inclini a togliere le castagne dal fuoco ai formigoniani, chiedendo per primi le dimissioni di Moro. E d’altronde non spetta a Piccinelli e soci fare la prima mossa. Anche se una posizione “distintiva” potrebbe aumentare i consensi della formazione. Risultato: pur con qualche mal di pancia, immobilismo assoluto ma necessario alla sopravvivenza del partito stesso. Ma tanto c’è il Pd…

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