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Riforma del lavoro: ecco i tre temi caldi

Di Redazione20 marzo 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il ministro del Lavoro Elsa Fornero con il premier Mario Monti

Il ministro del Lavoro Elsa Fornero con il premier Mario Monti

ROMA — Sono tre i nodi da sciogliere per arrivare a una riforma del lavoro, secondo quando indicato dal governo: quello degli ammortizzatori sociali, una modifica dell’art.18 e la semplificazione dei contratti. Il governo intende chiudere la partita entro martedì pomeriggio.

Ecco i temi di discussione:

AMMORTIZZATORI: il Governo punta a un sussidio di disoccupazione universale che sostituisca l’attuale indennità di disoccupazione ma anche la mobilità. Il nuovo sistema rende più omogenee le tutele ma ha scatenato la rivolta delle piccole imprese e in particolare degli artigiani che si troverebbero a pagare contributi più alti. Potrebbero accettare la parificazione del contributo (all’1,3%) se venisse loro riconosciuta una riduzione dell’aliquota Inail, cassa nella quale commercianti e artigiani risultano largamente in attivo.

ART.18: il Governo avrebbe voluto limitare l’obbligo del rientro nel posto di lavoro solo per i licenziamenti discriminatori prevedendo per quelli senza giusta causa o giustificato motivo l’indennizzo economico. La mediazione a cui il Governo sta lavorando è di lasciare per i licenziamenti disciplinari (giusta causa) la scelta al giudice tra reintegro e risarcimento economico mentre per i motivi economici resterebbe solo l’indennizzo. Su questo c’é il no di Cgil e Uil.

CONTRATTI: il sistema proposto dal Governo prevede per i contratti a tempo determinato un contributo aggiuntivo dell’1,4% mentre per i contratti a progetto dovrebbe arrivare un aumento dei contributi previdenziali (27,72%), avvicinandoli all’ aliquota dei lavoratori dipendenti (33%). Dovrebbe essere valorizzato il contratto di apprendistato. Sulla flessibilità in entrata c’é preoccupazione da parte delle imprese perché si prevedono più costi e maggiore burocrazia, motivo per cui la Confindustria ha chiesto di “rivedere la proposta”.

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