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Politica

Pdl Bergamo: i laici chiedono la gestione unitaria del partito

Di Redazione12 marzo 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il nuovo coordinatore del Pdl di Bergamo Angelo Capelli

Il nuovo coordinatore del Pdl di Bergamo Angelo Capelli

BERGAMO — Il passaggio sarà fondamentale per capire quale direzione prenderà il partito, almeno in Bergamasca. Martedì sera, alle 20.30 nella sede di via Frizzoni, si riunisce il nuovo coordinamento provinciale, guidato da Angelo Capelli. E probabilmente si tratterà di un confronto al calor bianco perché, stando a quanto trapelato, la minoranza chiederà la gestione unitaria del partito.

I laici sono usciti sconfitti al congresso. Ma dentro il coordinamento provinciale hanno numeri tutt’altro che ininfluenti. Per questo chiameranno Capelli e i formigoniani a dar seguito ai proclami di unità del partito palesati prima e dopo il 12 febbraio. “Nel rispetto dei rapporti numerici – fanno sapere autorevoli fonti laiche – circa la metà del partito è disponibile a non sottrarsi agli oneri e alla fatica che sono legati alla gestione condivisa del Pdl in questa provincia”.

La composizione del coordinamento provinciale d’altronde non garantisce a Capelli una libertà di manovra così ampia da poter tentare un putch indolore. In una logica di gruppo, il blocco ciellino-raimondiano, primo sostenitore del nuovo coordinatore, può contare su 8-9 componenti su 36. Uno solo in più dei gruppi laici di Sorte e Franco messi insieme. Divisa An, il resto dello schieramento formigoniano talvolta confina più con i laici che con i ciellini. Gli uomini di Pagnoncelli, così come quelli di Sirleto e Bonomo, d’altronde, hanno sempre tenuto a sottolineare la loro laicità, pur all’interno della coalizione pro-Formigoni. E l’ottica di confronto con gli avversari è sempre stata soprattutto in chiave anti-saffiottiana.

Ma ora che la componente saffiottiana è ridotta al lumicino (un solo uomo in coordinamento, Matteo Oriani), gran parte dell’avversità è venuta meno, aprendo scenari che non sono più quelli anteriori al congresso. Ecco dunque la richiesta dei laici a Capelli: come Raimondi chiedeva udienza, spazi e disponibilità a Saffioti, in nome dell’unità del partito, ora non si può prescindere da un’eguale considerazione.

Senza un’alternativa, sottolineano i laici, una drammatica frattura non è scongiurata: “La democrazia interna d’altronde non può essere gestita come nella vecchia Unione Sovietica. Il 58 per cento del partito, una coalizione composta da 6 gruppi che già manifestano dissapori, non può non tenere conto dell’esistenza di una minoranza che reclama condivisione e responsabilità”.

“Al coordinatore – continuano i laici – compete il ruolo della sintesi, non dell’esclusione. Siamo sicuri che Capelli sia in grado di comprendere fino in fondo il significato di una decisione che vada in un senso o nell’altro”.

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