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Politica

Tangenti in Regione: un milione di euro al leghista Boni

Di Redazione7 marzo 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Davide Boni

Davide Boni

MILANO — Dopo i casi che hanno riguardato Penati, Nicoli Cristiani e Ponzoni, i magistrati di Milano mettono sotto inchiesta la Lega Nord per un giro di tangenti che coinvolge 13 persone fra cui uno dei più noti esponenti lombardi del partito guidato da Umberto Bossi: il “maroniano” Davide Boni, presidente del Consiglio regionale. Boni è indagato per una decina di episodi di corruzione.

Indagati anche al capo della segreteria di Boni, Dario Ghezzi, e Marco Paoletti, fino a qualche mese fa consigliere provinciale della Lega, poi sospeso e passato al gruppo misto.

Secondo la ricostruzione del procuratore di Milano Alfredo Robledo e del pm Paolo Filippini, Boni e Ghezzi, a cui la Guardia di Finanza, nel corso di una serie di perquisizioni, ha notificato un’informazione di garanzia, avrebbero gestito “affari illeciti” e spartito tangenti che l’architetto Michele Ugliola e il cognato Gilberto Leuci avrebbero concordato con alcuni imprenditori, tra cui Luigi Zunino e Francesco Monastero (gruppo Sile Costruzioni).

Il tutto affinché alcuni amministratori locali, anche essi destinatari di parte dei profitti illeciti, favorissero gli interessi immobiliari degli imprenditori in diverse aree di Milano e dell’hinterland, soprattutto per la realizzazione di centri commerciali. In alcuni casi si tratta di progetti ancora “attuali”. Boni, in particolare, avrebbe ricevuto, tra il 2008 e il 2010 quando era assessore regionale all’Edilizia e al Territorio, buste di contanti anche nei suoi uffici in Regione.

Mazzette per oltre un milione di euro, tra soldi promessi ed effettivamente versati, finiti anche nelle mani di Ghezzi e che sarebbero andati non nelle tasche dei due ma – questa è l’ipotesi degli inquirenti – a finanziare alcune iniziative estemporanee della Lega, attraverso esponenti locali. E’ per questo che i pm stanno valutando anche la possibilità di contestare il reato di finanziamento illecito ai partiti.

Il quadro quadro accusatorio ipotizza una sorta di “sistema Lega”, che però non coinvolge i vertici del Carroccio e la struttura di via Bellerio. Si tratterebbe di un metodo di rastrellamento e distribuzione di profitti illegali, che la Procura ha definito simile al vecchio meccanismo di tangentopoli.

Boni, dal canto suo si difende: “Sono estraneo ai fatti” ha detto ai giornalisti. Nel pomeriggio è intervenuto il presidente della Regione Formigoni: “Mi auguro che Davide Boni riesca presto a dimostrare la sua totale estraneità. È chiaro che seguiamo e seguiremo con attenzione l’evolversi delle vicende, ma vale il principio della presunzione di innocenza”.

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