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Economia

Liberalizzazioni, la rivolta della banche

Di Redazione2 marzo 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il presidente dell'Abi Giuseppe Mussari, dimissionario

Il presidente dell'Abi Giuseppe Mussari, dimissionario

ROMA — Dopo aver incassato la fiducia al Senato sul decreto liberalizzazioni con 237 sì, il governo si appresta ad affrontare il passaggio alla Camera con l’opposizione delle banche, che non hanno gradito la norma sulle commissioni bancarie.

Il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari ha rimesso il mandato nelle mani del comitato esecutivo. Si profila una modifica nel decreto Semplificazioni, il cui iter procede tra molti ostacoli. Il ministro Passera avverte il disagio dei banchieri ma si affida a Monti.

Ma cosa contiene il tanto contestato decreto? In primo luogo è previsto il conto corrente gratuito per i pensionati che hanno un assegno fino a 1.500 euro. In secondo luogo non sarà più necessario aprire un conto corrente nella banca dove si richiede il mutuo: le banche erogatrici avranno l’obbligo di proporre due polizze di differenti assicurazioni non riconducibili alle banche, agli istituti di credito e agli intermediari finanziari stessi.

Prevista anche la liberta’ per il cliente di scegliere sul mercato la polizza sulla vita più conveniente. Stop alle commissioni per il pagamento del carburante tramite carta fino a 100 euro.

Ma quello che più ha fatto arrabbiare le banche è l’annullamento di tutte le commissioni bancarie sui prestiti anche in caso di sconfinamento in assenza di
affidamento ovvero oltre il limite del fido.

La norma, ha spiegato Mussari nel corso di una conferenza stampa, rappresenta “l’ennesima disposizione avversa a un certo modello di fare banca. Restiamo convinti”, ha aggiunto, “che il nostro sia virtuoso. E’ evidente che non dobbiamo mai smettere di fare sforzi sulla concorrenza, ma non possiamo accettare l’imposizione di prezzi amministrati o norme che impediscano di fare servizi”.

L’articolo 37 bis del Decreto liberalizzazioni, ha sottolineato il numero uno di Palazzo Altieri, “danneggia gravemente le imprese bancarie, ma ancor più tutte le imprese del Paese. Saremo costretti a rivedere complessivamente tutta la nostra politica creditizia e temiamo che allontanerà gli impieghi di tutte le banche straniere in Italia”.

Secondo Mussari la norma è da considerare “una sanzione”, senza tuttavia che sia stato “individuato il comportamento sanzionato”. Per questo l’Abi chiede che “venga ricondotta alla sua origine”. Mussari ha difeso con forza “il grande lavoro” fatto dagli istituti di credito italiani “a favore di imprese e famiglie, di cui l’ultimo esempio e’ la moratoria sul credito”. Per questo, ha osservato, “riteniamo non sia piu’ tollerabile che l’atteggiamento nei confronti dell’industria bancaria italiana sia cosi’ avverso: un Paese che non sta vicino alle proprie banche e’ un Paese che non sta vicino a se stesso. Se si continuasse ad incidere sui ricavi ricorrenti delle banche”, ha avvertito il Presidente dell’Abi, “anche la salvaguardia dei livelli occupazionali assicurata con l’ultimo rinnovo contrattuale rischia di essere vanificata”.

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