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Editoriali Politica

Berlusconi, Bersani, Casini: ma davvero li rivorreste al governo?

Di Redazione2 marzo 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Casini, Berlusconi e Bersani sfilano dietro il governo Mario Monti

Casini, Berlusconi e Bersani sfilano dietro il governo Mario Monti

Che piaccia o meno, ha fatto più il governo Monti in tre mesi che tutti quelli che hanno occupato posti nell’esecutivo negli ultimi trent’anni. Con la strada spianata da una crisi a cui i politici di professione non hanno saputo far fronte, Mario Monti sta rivoltando il paese come un calzino e spesso in positivo.

Il Professore ha avuto il coraggio di dare un ultimatum agli italiani: o si cambia o si muore. Con una saggezza dettata dalla competenza, sta introducendo cambiamenti epocali nel nostro modo di vivere. Monti ha osato dove nessun politico ha mai osato prima: nell’impopolare acceleratore sul fisco. Le retate di Cortina, Bergamo, Milano, Courmayeur e nel resto d’Italia sono il modo per far capire agli evasori che non ci sono più santuari intoccabili, che è ora di mettere mano a portafogli debordanti di denaro illecitamente sottratto al fisco, ovvero al paese.

Ieri, poi, ha parlato di tassazione delle rendite, come corollario di un’equità fiscale che, una volta di più, nessun politico ha mai osato attuare. Vedremo se seguiranno i fatti. I precedenti dicono che il Professore non guarda in faccia a nessuno. Ha costretto la Chiesa a pagare l’Ici. Ha obbligato le banche ad elargire conti gratis per i pensionati che faticano ad arrivare a fine mese. Scontenta tutti, abbatte i privilegi ormai secolarizzati d’intere categorie, un tempo capaci di tenere in scacco i governi. Le sue liberalizzazioni, sempre che non vengano stravolte in parlamento, renderanno questo paese un po’ più moderno.

Insomma, sta facendo quello che andava fatto da tempo immemore. Per questo fa una certa impressione sentir parlare di un ritorno dei vecchi politici, percepiti ormai dalla popolazione come il passato che ci ha portato sull’orlo del baratro. Sembrano mille anni fa, ma era solo settembre. Era solo settembre ma sembrano secoli. E ora sanno di vecchio e stantio le parole di un signore nato nel 1936 (all’epoca in cui Roosevelt rispondeva alla Grande Depressione con il suo New Deal), che appare sui teleschermi di tutta Italia e parla di un ritorno della politica sottoforma di alleanza Pdl-Pd-Terzo polo. Ben venga il ritorno della politica, il ricorso alla democrazia delle urne, ma dopo la sobrietà e la competenza di Monti chi rivuole i Berlusconi, i Bersani, i Casini, i Fini?

Ben venga un nuovo partito di centro moderato. Ma a un’unica condizione: facce nuove e credibili. Sì perché il problema di questo paese, permetteteci, non è mai stata la politica ma “chi” fa politica. “Chi” l’ha interpretata in maniera degenere, facendone lievitare esponenzialmente i costi e scaricandoli sulle spalle di una parte degli italiani, mentre l’altra sguazzava in un sistema corrotto da far venire il voltastomaco. Rivogliamo davvero i furbi che possano evadere le tasse come ieri, mentre gli onesti vengono vessati anche per loro? Rivogliamo davvero che le cose ripiombino nei vecchi magna-magna che hanno caratterizzato gli ultimi 40 anni della storia del paese? Rivogliamo davvero esponenti politici ciarlieri e spesso cialtroni, rinchiusi nel palazzo a discutere di questioni avulse al paese, mentre l’Italia andava a rotoli? Rivogliamo davvero al governo i “signori della parola”, dediti a bizantinismi e sofismi d’aria fritta mentre il mondo, là fuori, sta andando a mille all’ora? In un solo quesito: ma non vi viene un rimestio allo stomaco quando ricompaiono facce e parole trite e ritrite che Monti aveva tolto dai teleschermi per qualche mese? Dite la vostra.

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