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Auto di lusso, fatture false per 400 milioni: 11 arresti

Di Redazione2 marzo 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gli uomini della Guardia di Finanza

Gli uomini della Guardia di Finanza

BERGAMO — Undici persone sono state arrestate per un giro di fatture false da oltre 400 milioni di euro per un’evasione in termine di imposte dovute superiore agli 80 milioni di euro, individuati dai finanzieri di Sondrio in due anni. Lo rende noto l’agenzia di stampa Ansa.

Ottantatré le persone coinvolte a diverso titolo, tutte denunciate. Fra gli arrestati anche un direttore di banca. L’operazione, denominata “CarWash”, che ha impegnato oltre 200 finanzieri nel centro-nord Italia, ha riguardato anche Bergamo.

Sequestrati preventivamente per “equivalente” 8 immobili residenziali (tra cui una lussuosa villa con piscina), un capannone industriale di oltre duemila mq per un valore complessivo di circa 3,3 milioni di euro; più di 50 autovetture di lusso tra cui Porsche, Jaguar, BMW, Land Rover per un valore complessivo stimato di circa 3 milioni di euro, nonché conti correnti, titoli e preziosi per un valore ancora in via di definizione ed allo stato pari a un milione di euro.

I controlli sono iniziati nel centro storico di Sondrio, dove aveva sede un concessionario di autovetture con un volume di affari di 40 milioni di euro in 4 anni. Dalla verifica fiscale nei confronti della società i finanzieri sono riusciti a risalire ad un “giro” di fatture false operato tra Italia, Polonia, Austria e Germania.

Diciannove persone gestivano, sotto un’unica regia, 21 società attraverso le quali era stato costruito un rilevante meccanismo di frode noto come “carosello Iva” nel settore degli autoveicoli operato attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Il sodalizio operava su due livelli; un primo costituito da un gruppo di 3 concessionari di automobili dislocati nelle province di Lodi, Mantova e Treviso, all’apparenza regolari, e gestiti da altrettanti imprenditori in grado di finanziare l’intero meccanismo di frode nonché di immettere le autovetture sul mercato lecito. E un secondo livello costituito da 16 società tecnicamente qualificabili come “cartiere” o “filtri”, il cui unico scopo era quello di interporsi nell’acquisto degli autoveicoli destinati ai concessionari del gruppo per poter frodare l’iva. dovuta allo Stato, oppure di inserirsi a loro volta tra i concessionari ed altre cartiere rendendo ancora più intricata la “rete”.

Le cartiere hanno sistematicamente omesso di adempiere a qualsivoglia obbligo dichiarativo e di versamento. Gli autoveicoli non venivano movimentati fisicamente in corrispondenza dei passaggi “fatturati”, ma gli stessi venivano spostati direttamente dal fornitore iniziale, sia italiano sia estero, al concessionario finale. Attraverso questa tipologia di acquisti, i concessionari riuscivano a disporre di autovetture a prezzi vantaggiosi e potevano così rivenderle, a prezzi altamente ed illecitamente competitivi, ad altri operatori economici oppure, nella maggior parte dei casi, a soggetti privati.

Tra i soggetti coinvolti vi erano anche due società tecnicamente qualificabili come “esterovestite” cioè formalmente di diritto austriaco e polacco ma, di fatto, gestite da soggetti italiani appartenenti al sodalizio.

Queste società, operanti come “cartiere”, erano quelle che, in via principale, operavano direttamente con i fornitori tedeschi ed austriaci di autovetture. Sulla base di questi elementi il gip di Sondrio ha disposto arresti (8 in carcere e 3 domiciliari) nei confronti di 11 persone, tra i quali anche un direttore di banca del bresciano, eseguiti dai militari del Comando Provinciale di Sondrio nelle province di Milano, Bergamo, Brescia, Lodi, Mantova, Cremona e Treviso.

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