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Val Cavallina

Cuoco morto dopo aggressione: i tre nomadi ai domiciliari

Di Redazione27 febbraio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il tribunale di Bergamo

Il tribunale di Bergamo

BERGAMO — Il pubblico ministero Letizia Ruggeri aveva chiesto la custodia cautelare in carcere. Ma il giudice per le indagini preliminari Patrizia Ingrascì ha detto “no”. Restano agli arresti domiciliari i tre giovani nomadi accusati di aver provocato la morte di Marcello Costantini, il cuoco di 54 anni aggredito in un ristorante di Entratico e morto il 18 febbraio scorso ai Riuniti di Bergamo, dopo 50 giorni di coma.

Nei giorni scorsi il Gip ha respinto la richiesta di inasprimento della misura cautelare che avrebbe aperto le porte del carcere per i tre nomadi, già ai domiciliari prima della morte del povero cuoco. Secondo il gip non ci sono nei confronti dei tre giovani esigenze cautelari diverse da quelle già applicate.

I tre – due fratelli di 31 e 25 anni, e un loro cugino di 23 anni-, rimangono dunque agli arresti domiciliari in tre luoghi diversi: il primo in un campo nomadi di Trescore Balneario, il secondo ospite da un amico che risiede a Trescore, il terzo a Torino.

Subito dopo la rissa che alla fine ha portato alla morte del cuoco, i tre nomadi si erano allontanati dal locale e per non essere identificati e avevano anche rimosso le targhe della loro auto. I carabinieri erano riusciti ad arrestarli dopo due settimane. Con il decesso di Marcello Costantini l’accusa è passata da lesioni gravissime a omicidio preterintenzionale.

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