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Politica

Pdl, dopo il congresso calano le possibilità di rimpasti

Di Redazione23 febbraio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il nuovo coordinatore del Pdl Angelo Capelli

Il nuovo coordinatore del Pdl Angelo Capelli

BERGAMO — Si allontanano decisamente le possibilità di un rimpasto in Provincia e Comune di Bergamo dopo il congresso del Pdl della settimana scorsa. Il sostanziale equilibrio fra laici e formigoniani impedisce possibilità di fughe in avanti o colpi di mano che rischierebbero di disintegrare il partito.

Al di là delle dichiarazioni di facciata, i toni del dopo campagna elettorale sono stati meno aspri di quelli antecedenti. Il neocoordinatore Angelo Capelli sa bene, per esperienza precedente, che è impossibile governare un partito in guerra perenne. E, memore dell’amministrazione Saffioti, difficilmente ricadrà nell’errore di imporre agli avversari un autoritarismo centrale che, in fondo, ha sempre combattuto.

Certo è impossibile che Capelli conceda il posto di vicecoordinatore all’avversario laico Enrico Piccinelli. Sarebbe una pretesa, visto che l’accoppiata vincente è stata Capelli-Mangano e quella deve governare. Ma ciò non significa che il vincitore del congresso sia disposto a scatenare una battaglia interna fin dall’inizio del suo mandato. Lo ha detto Capelli stesso in un’intervista a caldo a Bergamosera: “Il Pdl ha colto un ottimo risultato sul territorio bergamasco. Settemila votanti sono molti di più di quelli di Brescia e persino più di quelli di Milano”. Sacrificare o dimezzare il patrimonio del partito per pura ambizione personale sarebbe un suicidio politico che un coordinatore avveduto come Capelli non sembra disposto a compiere.

Dunque, una cosa sono le dichiarazioni, anche piccate, che servono a sfamare un elettorato bramoso di rivincita. Altro è governare una realtà davvero complessa come il Pdl di Bergamo. Ne sa qualcosa l’ex segretario di Forza Italia Marco Pagnoncelli, politico di lungo corso, che da tempo immemore sostiene che il Pdl debba includere invece che escludere. E lo sa bene anche Benedetto Bonomo, una delle menti dello schieramento formigoniano, capace di mediare e articolare strategie inclusive anche in situazioni impossibili.

Difficile, dunque, ipotizzare rimpasti in stile “regolamento di conti”. Lo dicono i numeri. In Provincia, i formigoniani hanno già tre assessori su cinque, Gandolfi, Zucchi e Romanò: un rapporto di forza ancor maggiore di quello uscito dalle urne. Far man bassa anche dei posti di Piccinelli e Capetti significherebbe provocare le reazione dei 9 consiglieri laici su 9 che in sede di consiglio provinciale potrebbero mandare sotto l’esecutivo. Inoltre, il previsto ridimensionamento delle Province (e di conseguenza delle società partecipate) entro due anni sconsiglia battaglie per ruoli che si esaurirebbero in tempi brevi.

Allo stesso modo, al Comune di Bergamo sono già tre i ruoli esecutivi in mano ai formigoniani con gli assessori Minuti, Moro e Callioni. Blindato Andrea Pezzotta, inamovibile il vicesindaco Gianfranco Ceci, sul fronte laico potrebbe finire in discussione l’assessore Tommaso D’Aloia che comunque, da sempre, intrattiene ottimi rapporti personali con Marcello Raimondi.

A Palafrizzoni regge dunque un sostanziale equilibrio. Il ciellino Stefano Lorenzi scalpita. Ma allo stato attuale, l’unica sostituzione possibile per venire incontro agli esiti del congresso potrebbe essere quella del capogruppo in consiglio comunale Giuseppe Petralia, attualmente privo del sostegno degli altri consiglieri comunali pidiellini. Ma chiamarlo rimpasto pare un po’ troppo.

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