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Novem di Bagnatica: 129 posti di lavoro a rischio

Di Redazione23 febbraio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gli interni elaborati dalla Novem

Gli interni elaborati dalla Novem

BAGNATICA — Sono 129 i posti di lavoro a rischio alla Novem Car Interior Design di Bagnatica. Lo ha annunciato ieri l’amministratore delegato Karl August Kumpf ai sindacati.

Il piano di riorganizzazione dello stabilimento fa seguito dell’uscita dalla produzione dei modelli di auto C6 e Rover LR 322. Tra aprile e luglio prossimi, dunque, la direzione avrebbe intenzione di aprire la procedura di mobilità per 90 operai diretti, 18 operai indiretti e 21 impiegati, portando lo stabilimento dagli attuali 289 a 160 dipendenti.

Il gruppo, fra i leader mondiali specializzati nella produzione di interni in legno per automobili d’alta gamma (Mercedes, Audi), ha sede a Vorbach in Germania. L’anno fiscale che si sta chiudendo dovrebbe registrare in Italia “un fatturato di circa 30-31 milioni di euro con 289 persone occupate” ha detto Kumpf.

Il gruppo nel mondo conta circa quattromila dipendenti in due stabilimenti negli USA (Detroit e Atlanta), uno in Honduras (Tegucigalpa), quattro in Germania (Worbach, Kulmbach, Eschenbach e Grafenwohr), uno in repubblica Ceca (Pilsen), uno in Slovenia (Zalec), uno in Cina (LangFang) e uno in Italia, appunto, a Bagnatica.

Contrari ai licenziamenti, i sindacati hanno risposto all’azienda sollevando diversi problemi, in particolare in merito agli “eccessivi costi fissi dello stabilimento per le limitate produzione che rimarrebbero”, hanno chiesto la presentazione di un piano industriale per i prossimi cinque anni, la valutazione dell’utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali previsti dalla legge e, infine, hanno rivendicato un incontro di gruppo e non solo di stabilimento. Hanno, inoltre, espressamente chiesto all’azienda di non aprire la procedura di mobilità, ma di avviare la trattativa per la gestione degli esuberi senza nessuna scadenza temporale. L’azienda si è riservata di riflettere sulla proposta avanzata.

“L’impatto sociale che la scelta aziendale produce – dichiarano Ivan Comotti della Fillea-Cgil e Gabriele Mazzoleni della Filca-Cisl di Bergamo – è rilevante e si verifica in un periodo difficile per il tessuto produttivo bergamasco. Per questo si deve discutere con quali piattaforme produttive il gruppo sostituirà le produzioni che vanno fuori serie. Abbiamo già attivato la procedura per la richiesta di costituzione del Comitato aziendale europeo per avere una interlocuzione generale con il gruppo”.

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