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Bergamo

Messa in ricordo di Don Giussani con il vescovo Beschi

Di Redazione22 febbraio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo

Monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo

BERGAMO — In occasione del 7° anniversario della morte di don Luigi Giussani (22 febbraio 2005) e del 30° del riconoscimento pontificio della Fraternità di CL, si stanno celebrando Messe presiedute da Cardinali e Vescovi in centinaia di città italiane e in tutto il mondo. A Bergamo la Santa Messa in ricordo delle due ricorrenze sarà celebrata giovedì 23 febbraio 2012 alle ore 21 nella Chiesa di Santa Croce della Malpensata e sarà presieduta dal vescovo Monsignor Francesco Beschi.

“Nel XXX Anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione chiediamo al Signore che la gratitudine per l’incontro con il carisma di don Giussani diventi ogni giorno rinnovata responsabilità per il Destino nostro e di tutti i fratelli uomini nella irriducibile fedeltà alla Chiesa dentro le vicende liete e drammatiche della storia. Per questo preghiamo in modo particolare per il Santo Padre, invocando su di lui il conforto dello Spirito Santo in questo momento di grave confusione” spiega un comunicato stampa.

In una recente intervista al Corriere della Sera don Julián Carrón, presidente della Fraternità di CL, ha parlato dell’attualità della proposta di don Giussani: “Il cristianesimo è un avvenimento che esalta e compie l’umano. Conoscendo don Giussani, vidi che la mia umanità veniva ascoltata e sfidata continuamente. E che la fede può incidere sulla vita. Per questo gli dicevo: non finirò mai di ringraziarti, perché mi hai consentito di fare un cammino umano”.

“La compagnia di don Giussani – ha proseguito – è ancora nella nostra testa, negli occhi, in ogni fibra del nostro essere. Il suo insegnamento è un tesoro ancora da scoprire. Non ho altra esperienza per rispondere alle sfide della contemporaneità che quella lasciataci da lui. CL cerca di ridestare le persone alla loro umanità”.

E in un’altra intervista a Avvenire, parlando della Scuola di comunità (la catechesi permanente del movimento), don Carrón ha detto: “Nel libro ‘All’origine della pretesa cristiana’, il testo di quest’anno, c’è una straordinaria sintonia con le motivazioni dell’Anno della fede. In quelle pagine Giussani mostra la ragionevolezza della fede attraverso lo sguardo di coloro che hanno partecipato a quel primo tentativo di verifica che fu la convivenza di Gesù coi discepoli. Nell’incontro che fin dall’inizio li affascinò per la sua eccezionalità, si mise in moto il desiderio di condividere con Lui tutta la vita. Cristo /continua a proporsi oggi attraverso la Chiesa, incontrando tutta la nostra umanità. In un’epoca di smarrimento e confusione come questa, è motivo di gratitudine avere ricevuto la grazia della fede, che è davvero l’unica ragione per sperare. L’unica che ha la consistenza sufficiente per fare respirare l’uomo in qualsiasi circostanza”.

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