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Bergamo

Canone Rai sui pc: prime bollette a Bergamo. Stop del ministro

Di Redazione22 febbraio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Le imprese non devono pagare il canone Rai per i computer

Le imprese non devono pagare il canone Rai per i computer

BERGAMO — Mentre alle imprese di Bergamo arrivano i primi canoni Rai per i computer, facendo montare la protesta per l’ennesimo rigurgito di Medioevo fiscale che si stava manifestando nel nostro Paese, sull’argomento è intervenuto direttamente il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera.

Nei giorni scorsi il malcontento ha iniziato a mostrarsi in maniera sempre più rumorosa in seguito alle lettere inviate dalla Rai a a professionisti e aziende, nelle quali si richiedeva il pagamento dell’abbonamento cosiddetto speciale a “chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell’ambito familiare, compresi computer collegati in rete, indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti come ad esempio la visione di filmati, dvd, televideo filmati di aggiornamento…”.

E’ stato necessario addirittura l’intervento del Ministro Passera per convincere la Rai a rimangiarsi tutto. Nella serata del 21 febbraio partivano i comunicati stampa in cui la Rai stessa affermava di non aver “mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso”. A seguito dei comunicati emessi da Viale Mazzini, quantomeno oggi una cosa è chiara (almeno per il momento): nessun canone sarà richiesto ai imprese e professionisti possessori di computer, smartphone, tablet pc e dispositivi similari.

Resta tuttavia evidente che nessun intervento è stato fatto sulla normativa vigente: il Regio Decreto n.246 del 21 febbraio 1938, concepito con le logiche del Min.Cul.Pop, che all’epoca sotto la guida di Alfieri, si preoccupava sì di tassare, ma soprattutto di controllare e conoscere ogni apparecchio atto o adattabile alla ricezione via etere delle radioaudizioni.

Quindi la normativa previgente: il citato decreto 246/1938 (che istituisce il canone) e la legge 488/1999 (che fissa le classi che stabiliscono gli importi dovuti); in materia di tassa di possesso sugli apparecchi riceventi il segnale radiotelevisivo ha trovato un ulteriore equivoco inasprimento per effetto dell’art. 17 della manovra Monti, che dimentica del fatto che si sia nel secolo dei media ha ulteriormente e inutilmente complicato le cose. Dando il via ai funzionari Rai.

L’art. 17 del Dl 201/2011 dispone infatti che “le imprese e le società nella relativa dichiarazione dei redditi, devono indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione la categoria di appartenenza ai fini dell’applicazione della tariffa di abbonamento radiotelevisivo speciale, nonché gli altri elementi che saranno eventualmente indicati nel provvedimento di approvazione del modello per la dichiarazione dei redditi”.

A questo punto la Rai facendo propria la norma originaria del 1938 che impone il pagamento a “chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni” rafforzata dalle previsioni del decreto Monti fa partire migliaia di lettere.

Di qui la sollevazione generale e ieri la presa di posizione del Ministro Passera. Visto che il problema è stato energicamente evidenziato e per l’ennesima volta si tratta della nostra tutta italiana incapacità di riformare il diritto mentre cambia la società, probabilmente sarebbe il caso che il Governo e il Parlamento mettessero mano a un legge quasi centenaria per scriverne una al passo con i tempi. Senza nuovi balzelli, grazie.

Carlo Scotti-Foglieni

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