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Politica

Congresso Pdl, Paolo Franco: c’è distinzione fra ciellini e raimondiani

Di Redazione10 febbraio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Paolo Franco, candidato vicecoordinatore al congresso del Pdl al fianco di Piccinelli

Paolo Franco, candidato vicecoordinatore al congresso del Pdl al fianco di Piccinelli

BERGAMO — In grande ascesa. Dopo anni di gavetta, battendo chilometri e chilometri di territorio per mestiere e per passione, Paolo Franco è fra gli esponenti politici più quotati del Pdl. Trentottenne, ex aennino, cattolico, sposato e padre di 4 bimbi, consulente e imprenditore, si mormora abbia uno dei gruppi più consistenti, per numero di tesserati, dell’intero partito. Enrico Piccinelli lo ha voluto come vice nello schieramento dei laici che si presenteranno al congresso domenica 12 dicembre per un confronto al calor bianco con i formigoniani.

Franco, come nasce la sua candidatura?
Per esprimere un lavoro fatto in questi anni. Negli ultimi due anni nel Pdl ho trovato tanti amici che mi hanno dato l’appoggio e il sostegno per un mio impegno diretto. Mi hanno detto: ci identifichiamo in te e crediamo in quello che dici. Così ho deciso di candidarmi.

Il suo gruppo è fra i più organizzati sul territorio. Quante persone conta di portare al congresso?
La raccolta delle adesioni che abbiamo fatto non aveva solo fini congressuali puri, ma rispecchia l’esigenza di verificare se il nostro progetto politico fosse gradito. I risultati sono andati al di là delle più rosee aspettative.

Ma al congresso quanti sarete?
E’ ragionevole pensare che al congresso partecipino circa la metà delle persone coinvolte. Questa differenza è legata ai motivi più vari: dagli impegni personali di quel giorno, alle condizioni meteorologiche.

Cinquemila persone al congresso è un dato verosimile?
C’è stata una forte dialettica all’interno del partito, si tratta di un segnale positivo e forte anche nei confronti degli altri partiti. Ho la presunzione di pensare che al congresso del Pdl possano arrivare 7-8000 persone in tutto.

Significa votare tutto il giorno a spron battuto…
Lo sforzo organizzativo del partito è stato davvero notevole. Alla fiera, ci saranno tre cabine per ogni seggio per una quindicina di seggi.

Dalle sensazioni, sarà un congresso particolarmente teso…
Il confronto dialettico fra i vari gruppi, le varie aree, sui temi e i concetti politici è certamente positivo. Preferisco far qualcosa per qualcosa, non contro qualcosa.

Ma è indubbio che il clima fra i due schieramenti non sia dei più sereni…
La tensione nasce anche dal fatto che c’è la concezione sbagliata che chi vince prende tutto. Non è così, il regolamento del partito dice che alla fine del congresso chi vince avrà 18 esponenti in coordinamento provinciale, chi perde ne avrà dodici. Certo i 6 faranno la differenza, ma è il progetto politico che conta di più, con la fidelizzazione della gente sul territorio. Per me quei 18+12 sono trenta tutti uniti, dopo un mese o due. Il vero problema politico è guardare fuori, all’alleanza con la Lega. Se il partito non è unito non si va da nessuna parte.

Perché non siete arrivati a un congresso unitario?
Il Pdl deriva dalla fusione di tante anime che non sono solo quella dell’ex An e della vecchia Forza Italia. E’ stata una fusione, a dire il vero piuttosto forzata, di tante correnti con un patrimonio politico di grande rilievo. Molti si sono riposizionati, cambiando filosofia di pensiero o scegliendo i personaggi. Partendo da questo crogiolo, essere arrivati a due schieramenti che si presentano al congresso è già un grande passo in avanti. Forse uno sforzo in più per raggiungere l’unitario andava fatto. Tutti dovrebbero meditare su come appariremo nei confronti della Lega.

Capelli dice di essere il rappresentante del territorio…
Certamente chi si fa eleggere dai propri cittadini è legittimato a dirlo. Ma sono in molti, in entrambi gli schieramenti, ad essere legittimati dal consenso popolare. Sono convinto che sia il partito stesso, quando fornisce servizi ai suoi elettori, ad essere territorio. E’ questa la questione di fondo, se facciamo bene il nostro mestiere siamo tutti territorio, indipendentemente dallo schieramento.

Capelli vi ha attaccato sulle tessere incomplete…
Far delle tessere che poi non vengono confermate non ha alcun senso. Non riesco a capire come possano essere usate come base di trattativa. Non appartiene al mio modo di ragionare.

Dall’altra parte trovate lo schieramento formigoniano. Quando lei parla, però, distingue sempre fra formigoniani, raimondiani e ciellini. Perché?
Credo che tutti, chi è cattolico e chi no, chi appartiene alle scuole di comunità e chi no, esprima la sua preferenza per questo o quell’altro schieramento ritenendolo valido, senza un dogma precostituito. E’ logico che chi ha seguito una scuola di comunità si ritrovi più vicino a un certo tipo di esperienza, ma questo non significa che quando deve fare una scelta politica non usi la propria testa.

Quindi l’altro schieramento andrebbe meglio definito “raimondiano” invece che ciellino…
Certamente, perché quello schieramento deriva dal percorso politico di Marcello Raimondi, un politico a cui vanno riconosciuti indubbi meriti, che ha avuto delle energie di attivazione dalla sua storia e dal suo impegno personale. Però poi ha allargato il suo percorso al di fuori di quell’ambiente. Altrimenti il partito in cui milita non si chiamerebbe Pdl ma qualcosa che un nome ce l’ha già. Etichettare il gruppo che sostiene Raimondi come ciellino sarebbe un errore politico e non daremmo a Cesare quel che è di Cesare.

Se i raimondiani vincono il congresso, che cosa cambia nel partito?
Non credo cambi molto. Sono convinto che Capelli e Mangano abbiano capito che il partito, sul territorio, va condotto in maniera unitaria.

Se vincono i laici invece che succede, rimpasto in Provincia?
Lo decideranno i consiglieri provinciali. Secondo me chi è eletto deve avere la possibilità di decidere chi sono i suoi assessori. Questo vale anche per i Comuni. Le decisioni però vanno ricondotte nell’alveo dell’alleanza Pdl-Lega, un’alleanza che non va subita supinamente. Ma è ovvio che diventiamo supini quando su queste questioni ci dividiamo come partito.

Però i consiglieri provinciali sono stati chiari: vogliono il rimpasto…
Legittimo, ma il meccanismo, secondo me, dovrebbe prescindere dal risultato del congresso. Vedrei meglio gli assessori che si rapportino ai consiglieri. Cosa che oggi incontra difficoltà oggettive perché molti non si sentono rappresentati.

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