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Bergamo Lettere

Scandali, “ribellione” dei dipendenti comunali: io non ci sto

Di Redazione9 febbraio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Palazzo Uffici, sede degli uffici del Comune di Bergamo

Palazzo Uffici, sede degli uffici del Comune di Bergamo

BERGAMO — Riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviataci da un dipendente del Comune di Bergamo, che stufo degli scandali che vedono coinvolti alcune personaggi degli uffici comunali (affittopoli), con un moto d’orgoglio e una sorta di ribellione di coscienza scrive queste parole. Se condividete il pensiero di questo lavoratore, vi invitiamo a esprimerlo nei commenti, in fondo all’articolo.

“Io non ci sto! Ci sarà sempre qualcuno che spera in un futuro migliore, oggi come domani ci sarà sempre! ci sarà chi vive di passioni, di progetti, di idee, confuse o meno che siano quelle idee è sempre meglio averle che esserne vuoti.

Molti studiano, lavorano, sudano, sacrificano se stessi per un ideale, esiste chi vive d’arte, chi di fuggevolezza, chi alla giornata, c’è chi vive per essere sempre un ventenne, c’è chi vive come affrontasse ogni giorno l’esame di maturità, c’è chi vive per la famiglia, chi rincorre un pallone. Poi c’è chi si dona al cielo, ad un Dio, ad una ricerca incessante di qualcosa, alla propria fede, alla voglia di lasciare qualcosa di bello a chi verrà dopo.

C’è poi chi è nato per essere eroe, c’è chi vive raccontando storie fantastiche o realtà terribili, c’è chi vive solo per un istante, c’è chi osa oltre il limite, c’è chi ama ingenuamente, c’è chi scrive sui muri, c’è chi chiude gli occhi pensa al domani e si convince che il mondo si può cambiare, c’è chi come me pensa che l’impossibile non esiste e se non esiste, tutto si può fare, basta volerlo.

Io non ci sto! Come dipendente del Comune di Bergamo, non ci sto! Io non voglio essere accumunato al fascio di erba marcio che sempre più si raccoglie ad ogni mietitura di intenti.

Non mi sento come Gesù nel tempio, ma conosco molte persone oneste, persone che si alzano al mattino presto, fanno il loro dovere, non rubano lo stipendio, si adoperano per il bene comune e per garantire servizi ai cittadini.

Questo tempo ci ha tolto molto, ci ha tolto la dignità, la voglia di costruire, la voglia di appartenere, un tempo poi, avevamo la scure del giudizio divino a porre freno ad ogni nostra azione sconsiderata, ma oggi quel divino appartiene ad un passato dimenticato ed abbandonato, appartiene all’archeologia umana, come a quel senso civico da tanti acclamato ma dai più rifiutato a priori.

Cresciamo generazioni capaci di creare o sarà la fine, noi non siamo mai stati una vera Nazione, noi siamo al massimo un paese di periferia, dove il confine più lontano e quello del giardino di casa nostra.

Non ho mai giudicato nessuno e qualora fossi stato nelle condizioni di poterlo fare, ho sempre cercato prima di capire, ma non capisco, non riesco a farlo. Un tempo ero orgoglioso di dire che lavoravo per il Comune di Bergamo, oggi nemmeno sottovoce mi sento di poterlo sussurrare.

LETTERA FIRMATA
da dipendente lavori pubblici comune di Bergamo

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