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Editoriali Politica

Gallone: non bendiamoci gli occhi per nascondere le foibe

Di Redazione9 febbraio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Alessandra Gallone

Alessandra Gallone

BERGAMO — Riceviamo e pubblichiamo questo intervento della senatrice bergamasca del Pdl Alessandra Gallone nel giorno del ricordo della tragedia delle foibe.

“Oggi celebriamo un ricordo: il ricordo delle foibe, quell’immane tragedia che toccò il nostro popolo dell’Est, gli italiani di Trieste, di Quarnaro, dell’Istria, della Dalmazia, di Fiume e di tutti i luoghi ceduti. Significò per loro l’abbandono della propria terra – terra italiana, finita nel territorio della ex Jugoslavia – ma soprattutto sopruso, devastazione, morte. In quelle fosse comuni c’è un pezzo d’Italia e uno dei pezzi d’Italia cui più dobbiamo rispetto.

Furono oltre 10.000 gli italiani che trovarono una morte orribile in quelle orribili fosse per mano dei partigiani nazionalisti comunisti iugoslavi, italiani colpevoli di essere italiani, mentre gli altri venivano strappati via dalle loro case e dalle loro terre, costretti a fuggire per scampare alle persecuzioni, eppure restando determinati nella volontà di rimanere italiani. Il genocidio di questi italiani – perché di una vera pulizia etnica si trattò – fu condotto senza distinzioni politiche, di censo, di sesso, di religione o di età. Furono arrestati cattolici ed ebrei, dipendenti privati ed industriali, agricoltori, pescatori, vecchi, bambini e soprattutto carabinieri, poliziotti e finanzieri servitori dello Stato.

Gli eccidi del ’43 e del dopoguerra compiuti contro migliaia di inermi ed innocenti al confine orientale dell’Italia furono un vero crimine contro l’umanità, al pari di altri stermini compiuti e che ancora oggi vengono perpetrati in altre parti del mondo. Questa giornata è per questo non solo una celebrazione nostra, ma anche un importante riconoscimento umano che vale per ogni epoca e per ogni luogo nel quale vengano lesi sacrosanti diritti umani, quali il diritto a vivere in pace nella propria terra, il diritto a non essere vittime dell’odio cieco, il diritto a non vedere profanati i cadaveri dei propri cari. E` nostro dovere ricordare per la nostra coscienza di italiani, ma oggi anche per il nostro sentimento di europei, perché oggi tutti noi vogliamo e dobbiamo vivere in pace e in collaborazione nella prospettiva della più larga unità europea.

Mi chiedo anche, e vi chiedo, che sarebbe successo nell’ex Iugoslavia se il ricordo delle foibe fosse rimasto vivo, se non fosse stato coperto dalla viltà e menzogna di un’intera classe politica. Arrivo a volte a pensare che forse neppure la disgregazione della Iugoslavia avrebbe raggiunto certe punte di ferocia se in quelle terre si fosse ricordato per sempre che simili eccidi, un simile cieco furore antietnico, non può rimanere impunito. Ricordare una delle pagine più buie della storia dell’umanità è perciò indispensabile non solo come tributo morale alle vittime di quello sterminio, ma anche come occasione d’incontro per discutere, confrontarsi, far sì che simili tragedie non debbano ripetersi nella storia.

L'orribile tragedia delle foibe

L'orribile tragedia delle foibe

Fu una guerra civile; e il furore ideologico e le vendette personali diedero vita alla pagina più triste della storia italiana. In questo quadro vanno inserite le vicende degli esuli, che hanno vissuto un duplice dramma: l’essere costretti ad abbandonare la propria casa vedendo trucidare i loro parenti e, subito dopo, l’essere accolti con indifferenza e in molti casi con ostilità da quella stessa Italia dalla quale avevano sperato di ricevere un abbraccio solidale.

Per sentirci vicini a quanti hanno sofferto lo sradicamento, il minimo che possiamo fare è cercare di porre rimedio attraverso una obiettiva ricognizione storica ed una valorizzazione di identità culturali di lingua e di tradizioni che non possono essere cancellate. Ma ciò che ancora mi sorprende è che nonostante sia trascorso così tanto tempo, il tempo necessario per ristabilire l’oggettività storica, il racconto di quei tragici avvenimenti non si trovi per nulla, o quanto meno non sia sufficientemente riportato nei libri di scuola dei nostri figli. Perché?

Cosa dobbiamo ancora nascondere? È necessario un intervento – e so che è in corso -, per fare in modo che nelle scuole siano adottati solo libri completi di tutti gli aspetti, di tutte le vicende drammatiche del Novecento e, tra queste, la tragedia delle foibe. Non dobbiamo bendarci gli occhi né far finta di non sapere o dimenticare che i misfatti sono frutto delle azioni umane. Un Paese democratico non deve mai avere paura di portare alla luce del sole tutti gli angoli della propria storia. La responsabilità é il prerequisito di una compiuta analisi che non ci faccia mai più ricadere nell’orrore: ecco perché il nostro compito é conservare vivo il ricordo di ciascuna di tali tragedie, consegnando ai giovani il senso della sacralità della vita umana, della dignità della persona e dell’empietà di ogni azione che la sottometta a qualsiasi esigenza ideologica o strumentale.

Io e molti altri colleghi siamo firmatari di una richiesta formale per l’istituzione di una Commissione monocamerale d’inchiesta sulle stragi delle foibe, non improntata a spirito di vendetta, il cui provvedimento però ad oggi non é ancora neanche stato incardinato. E al Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia in questi giorni è stata formalizzata la richiesta di avviare l’esame di questo provvedimento presentato al Senato, perché, a fronte delle mancate restituzioni e dei congrui risarcimenti, appare quanto mai urgente e opportuno procedere rapidamente ad istituire questa Commissione.

Concludo il mio intervento formulando l’auspicio che il significato di questa giornata si consolidi ancora di più nella percezione comune degli italiani, soprattutto dei giovani, e che si costruisca così una coscienza condivisa sulle cause e sulle responsabilità di quanto accadde in quegli anni. In nome del ricordo e dei valori da esso richiamati, possiamo guardare avanti e ricostruire un avvenire basato sul principio della dignità e del valore umano, perché senza dignità e senza valore non si é assolutamente nulla”.

Alessandra Gallone
senatrice della Repubblica

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