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Editoriali Politica

Pdl, serve una marcia in più anche in città

Di Redazione6 febbraio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il centro di Bergamo

Il centro di Bergamo

Nei prossimi giorni si svolgerà il congresso del Pdl. Con questa mia vorrei contribuire al dibattito pre-congressuale.
Chiunque eletto Segretario, non potrà esimersi dal capovolgere una situazione politica sotto tono. Le metodologie di gestione di alcuni nostri rappresentanti nelle istituzioni sono mancate di incisività.

Gli ultimi dati statistici sul gradimento del Sindaco di Bergamo, sono decisamente negativi; d’altronde, i cittadini questa inerzia e questa mancanza di immagine, l’avevano notata già da diverso tempo. Per varie cause, è mancata alla giunta di Bergamo una presenza nel tessuto cittadino. Gli elettori avevano premiato il centrodestra con una vittoria inaspettata al primo turno, cui però, non è seguito il mantenimento di alcune fondamentali promesse elettorali.

La giunta di Bergamo, con il passare dei mesi, ha denunciato, almeno alla vista dei cittadini, una mancanza di collegialità e d’intenti che hanno incancrenito la sua opera, trasformandola in semplice ordinaria amministrazione. Si parla di rendere più viva la città ma si fanno manovre che vanno in senso inverso.

Vi sono stati interventi peggiorativi della vita sociale e di relazione, quali: l’aumento del prezzo dei trasporti pubblici, subito da fattori esterni, l’aumento del prezzo della sosta in centro e nella città, l’aumento del periodo di pedaggio per la stessa, il non rispetto della promessa di abolizione delle ZTL, la mancanza di una qualsiasi politica commerciale a sostegno del comparto che, fino a prova contraria, insieme alla cultura e alla viabilità, è il perno su cui fondare una politica di rilancio della vita cittadina, i tagli alla stessa cultura. Tutti questi fattori hanno contribuito a mortificare ulteriormente la crisi economica attuale, che può, in mancanza di interventi anche a costo zero, rischiare di radicare nella popolazione un senso di sconforto ben peggiore della crisi che con eroismo la stessa sta subendo, sconforto che porterebbe inevitabilmente alla morte di questa nostra Bergamo.

Il mio non vuole essere un intervento di critica alla gestione ma uno sprone alla stessa. Abbiamo una città con un bacino d’utenza di circa 350.000 abitanti, attualmente mancante di un qualsiasi ente o studio professionale che coordini la mobilità della stessa. All’inizio del suo mandato questa amministrazione, a mio parere con un atto condivisibile, ha ritirato il mandato allo studio Gelmini, ma non ha sostituito lo stesso con alcun incarico esterno; di conseguenza paghiamo un basso profilo causato dalla gestione di uffici comunali che, per loro caratteristica, non hanno una visione completa di quella che un tempo si chiamava la Grande Bergamo. Altro dato da non sottovalutare, in un periodo di crisi economica, è la presenza di 3 comandanti, o facenti simili funzioni, per un organico di circa 160 vigili.

Questo esame della situazione porta solo, inevitabilmente, alla richiesta al nuovo segretario del partito, di un rimpasto nella Giunta di Bergamo, non per problemi di uomini, tutti rispettabili, ma di idee. Bisognerebbe creare la figura di un coordinatore tra i vari assessorati, le Circoscrizioni, le Associazioni di via, il volontariato e i cittadini, che prepari, con la collaborazione di tutti, i progetti per applicare con coerenza le linee programmatiche.

Una figura da reperire tra gli iscritti, a costo zero per la popolazione, che abbia la volontà e i programmi per aiutare il nuovo Pdl in città.
Bisognerà, finalmente, creare all’interno del partito un gruppo di studio che progetti la città che vogliamo per trasformare in fatti le idee che sicuramente abbiamo, altrimenti non avrebbe senso candidarsi alla guida di una città o di una nazione.

Abbiamo solo due anni per “sconvolgere” la città. Possono essere pochi ma anche sufficienti. Sicuramente, Bergamo non può attendere i comodi di nessuno e non è detto che cambiare maggioranza alle prossime elezioni sia la soluzione. Lo stesso centrosinistra non aveva un’idea complessiva di città. I cittadini l’hanno scacciato. Non vorrei che l’unica soluzione rimanga l’astensione.

Non si deve correre il rischio di creare inerzie e coperture al malcontento che furono la causa della mancata riconferma di Veneziani. Già allora, dopo la fronda dell’ultimo biennio amministrativo, auspicai un rinnovamento della giunta, non fu fatto e i frondisti furono messi a tacere, ma, come si dice, sotto la cenere c’era la brace. Il risultato fu la sonora sconfitta elettorale. Non vorrei che la cosa si ripetesse ancora, con la differenza che allora il malcontento era interno al partito ora è nella popolazione.

Mirko Isnenghi
ex Presidente prima Circoscrizione di Bergamo

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