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Politica

Vitalizio a 65 anni: Jannone rinuncia al ricorso

Di Redazione4 febbraio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Jannone alla Camera con Gregorio Fontana

Jannone alla Camera con Gregorio Fontana

BERGAMO — Il deputato bergamasco del Pdl Giorgio Jannone ha annunciato di aver ritirato il ricorso presentato alla Camera dei deputati contro l’innalzamento a 65 dell’età necessaria per ottenere il vitalizio parlamentare. Jannone, con la lettera che pubblichiamo di seguito, ha precisato di aver rinunciato al vitalizio già dal 1996.

“Come risulta dagli atti della Camera, nel 1996 fui l’unico parlamentare italiano, in tempi non sospetti, a rinunciare volontariamente ed integralmente al vitalizio perché ritenevo, come continuo a ritenere, che non sia equo percepire alcuna forma di vitalizio dopo pochi anni di legislatura. In seguito ho volontariamente rinunciato, per conflitto di interesse con la mia attività di imprenditore, a percepire il trattamento pensionistico che mi spettava, anche come dottore commercialista, pur essendo in attività, ed avendo pagato tasse e contributi dal 1988, ininterrottamente per 24 anni alla cassa dei dottori commercialisti ed alla previdenza della Camera per 18 anni.

Nel contempo ho versato all’erario imposte molto significative , risultando ogni anno tra i primi , se non il primo, contribuente parlamentare per tasse pagate a livello provinciale e regionale. Credo che i privilegi dei parlamentari debbano essere severamente ridotti, ma con regole serie, eque e non demagogiche, che siano condivise tra tutti, non solo tra coloro che hanno la sola colpa di essere stati, come me, eletti per la prima volta in giovane età. Queste sono le motivazioni di caratura tecnica, del mio ricorso, scritto per ragioni di principio e non materiali, convinto come sono che le soluzione ai tagli dei costi della politica debbano essere ricercate senza demagogia spicciola e con il dovuto rispetto per i diritti acquisiti dei singoli.

Ritengo che tutti debbano essere messi nella condizione di partecipare alla vita politica attiva, non solo le persone abbienti o i meno giovani mentre le soluzioni sin qui prospettate rischiano di andare nella direzione opposta. L’ondata di antipolitica ha senz’altro ragioni oggettive, ma nel corso della mie legislature in parlamento dal 1994 ho conosciuto molte, molte più persone che hanno rinunciato, alla famiglia o al proprio lavoro, per la passione per la politica di quanti ne abbiano tratto indebiti vantaggi”.

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