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La Francia allunga la vita alle vecchie centrali nucleari

Di Redazione1 febbraio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Una centrale nucleare

Una centrale nucleare

PARIGI, Francia — La Corte dei Conti di Parigi ha stabilito che l’azienda energetica francese Edf paghi 860 milioni di euro a reattore per allungare la vita delle proprie centrali nucleari fino al 2040. Lo riferisce l’agenzia di stampa Agi.

La decisione è arrivata dopo aver valutato troppo onerosi gli eventuali investimenti francesi in nuove centrali o in energie alternative. Costruire un reattore di nuova generazione da 1.600 megawatt costerebbe circa 5 miliardi di euro. Secondo la bozza del governo francese, pubblicata ieri dal sito web francese Mediapart, appare evidente come sia più economico estendere la vita dei 58 reattori esistenti piuttosto che costruirne di nuovi.

La questione nucleare è al centro del dibattito politico a tre mesi dalle elezioni presidenziali. L’Ump (Unione per un movimento popolare), il partito di centro-destra, vuole mantenere la quota del 75 per cento da nucleare (la più elevata al mondo) nel mix energetico mentre la candidata socialista Francois Hollande vuole portarla al 50 per cento entro il 2025.

L’estensione della vita delle centrali francesi potrebbe costare tra i 680 e gli 860 milioni a reattore, compresi gli investimenti necessari per aumentare la sicurezza chiesti dall’Asn. Secondo Edf i lavori per rendere le centrali più sicure dovrebbero costare circa 10 miliardi di euro.

Ad alimentare il dibattito c’e’ anche la chiusura della centrale piu’ vecchia, quella di Fessenheim nell’est della Francia. Una sua chiusura comporterebbe per Edf una perdita di 1,1 miliardi di euro nei prossimi otto anni che aumenterebbero a 3 miliardi al 2040. Hollande, in testa ai sondaggi nella corsa alla presidenza, ha promesso, in caso di elezione a maggio, la sua chiusura nei prossimi cinque anni.

Un calo al 50 per cento della quota di nucleare nel mix energetico francese si tradurrebbe in un calo dello 0,6 per cento del pil al 2030 a causa dei costi dei prezzi dell’elettricità.

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