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Editoriali

Atalanta-Genoa, cronistoria di un pasticcio

Di Redazione1 febbraio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La ghiacciaia del Comunale

La ghiacciaia del Comunale

BERGAMO – Ai limiti dell’assurdo. Atalanta-Genoa, gara valida per la ventunesima giornata di serie A, è stata rinviata a causa della neve che ha messo in pericolo l’incolumità delle persone presenti sugli spalti. Decisione sacrosanta. Il problema, l’unico problema, è che bastava usare un po’ di buonsenso per evitare un pasticcio colossale, a danno degli appassionati che stoicamente erano al Comunale.

Sono arrivato allo stadio poco dopo le 16.45 e già in quel momento nelle due curve erano visibili segnali sconfortanti: il bianco della neve era tangibile. Lì da vedere.

Alle 17.30 le squadre sono uscite sul campo ma ho notato nell’angolo un manipolo di persone che si affrettavano a fare un sopralluogo: c’erano uomini del GOS e delle società. Di lì a poco è iniziato il balletto: si gioca, non si gioca, si parte alle 18.30. Poi invece no, tutto sospeso.

Non si poteva decidere prima? Era così complicato sedersi intorno ad un tavolo alle 13 e dire che Atalanta – Genoa non si sarebbe potuta giocare? A Genova, l’assessore allo sport lo ha fatto ore prima di Sampdoria – Empoli. A Siena e a Bologna hanno deciso tutto in anticipo. Con largo anticipo.

Perchè a Bergamo non è successo? Come mai alle 17.45 i tornelli erano bloccati in entrata con la gente in attesa sotto la neve e si discuteva sulla mancanza di condizioni di sicurezza con già gente sui gradoni? All’interno dello stadio, i primi tifosi, sono arrivati alle 17.10, mancavano 50 minuti all’inizio della gara e si poteva già fermare tutto. Perchè hanno riaperto i tornelli per poi comunicare a tutti che non si sarebbe giocato alle 18.28?

Tante domande, nessuna risposta. Anzi, ce ne sarebbero tante ma lascio ai lettori l’opinione sulla gestione di una situazione che, visto il meteo, poteva davvero peggiorare molto: alle 19.00 nevicata forte, nelle 2 ore passate allo stadio la temperatura si è abbassata 3 gradi. Da + 1 a -2. L’incolumità dei tifosi si difendeva non facendoli nemmeno entrare.

Probabilmente lo stesso GOS avrebbe anche potuto fare qualcosa di simile a quello che è successo a Milano: lo speaker, attorno alle 19.45, ha invitato i tifosi del secondo e del terzo anello a scendere al primo. Non si potevano radunare i tifosi di Bergamo nelle due tribune centrali? Troppo complicato, ci sono i biglietti nominali.

L’Atalanta durante la giornata si è prodigata per sghiacciare le curve, ovviamente le condizioni atmosferiche non hanno agevolate ma la verità è che chi doveva decidere è arrivato tardi. Perchè l’arbitro Gava voleva giocare, le squadre erano pronte e il campo teneva ma il caos ha provocato una situazione incredibile.

Chiudo con una considerazione sugli stadi italiani. Che fanno pena, ormai, lo sanno pure i muri: pensate a Novara, campo sinstetico ma partita a rischio per la neve sulle tribune. Visto che la Lega Calcio continua imperterrita a organizzare partite in orari e giorni a piacere (delle tv e di chi paga) ma non si adopera mai nè per sbloccare la legge sul credito sportivo (che giace in Parlamento da tempo immemore) nè per aiutare chi lo stadio vorrebbe costruirlo ma trova il muro di gomma della burocrazia, la soluzione, provocatoriamente, potrebbe essere: si giochino le partite a porte chiuse. Quando vogliono.

In questo modo il giocattolo continua a girare, per il pubblico si può far finta con manifesti e autoparlanti programmati e da casa sono tutti contenti. E pagano gli abbonamenti alle tv. Tanto dei tifosi che vanno allo stadio, è acclarato, non frega niente a nessuno di quelli che popolano i salotti che contano sia in Lega che in Federazione: basta leggere i dati di affluenza e confrontarli con le iniziative che (non) si organizzano per favorire un’inversione di tendenza. Poi però arriverà il giorno che la passione scemerà. Non ci sarà più alcuna emozione da raccontare (per noi) e nessun prodotto da vendere. Per voi.

Fabio Gennari

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