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Tangentopoli Monza: indagati tre imprenditori bergamaschi

Di Redazione19 gennaio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Tangentopoli Monza: indagati tre imprenditori bergamaschi
Massimo Ponzoni
Massimo Ponzoni

Massimo Ponzoni

BERGAMO — Sale a tre il numero dei bergamaschi coinvolti nell’inchiesta sulla tangentopoli di Monza che ruotava attorno all’ex assessore regionale Massimo Ponzoni. Oltre a Filippo Duzioni, imprenditore considerato il cardine delle campagne elettorali dell’esponente pidiellino e di agganci politici ad altissimo livello nel partito, nel registro degli indagati sono finiti anche Giuseppina Vitali e Pietro Rivoltella.

La prima è collaboratrice di Duzioni e amministratrice di alcune società che, secondo gli inquirenti, sarebbero riconducibili a Duzioni stesso. L’imprenditore non risulta presente in alcun organigramma societario e per il fisco sarebbe evasore totale dal 2004. Ma secondo le indagini sarebbe lui a tirare i fili della movimentazione di denaro utilizzato per le esose campagne elettorali di Ponzoni. La donna dovrà dunque rispondere di concorso in corruzione, dal momento che dalla società di cui era amministratrice sono partite le presunte mazzette.

Accusa di concorso in corruzione anche per l’imprenditore Pietro Rivoltella, trevigliese, impresario delle pulizie industriali e del Consorzio Santo Stefano Scarl. I magistrati gli contestano un appalto sospetto all’ospedale Niguarda di Milano, ottenuto attraverso la società B&B srl. Un appalto da circa 11 milioni di euro in due anni (2006-2007), che secondo l’accusa avrebbe ottenuto grazie alla pressioni che l’assessore Ponzoni avrebbe esercitato su Pasquale Cannatelli, direttore generale dell’Azienda ospedaliera.

Cannatelli a sua volta, dicono sempre le accuse, avrebbe ottenuto sconti da 120mila euro per due appartamenti di Seregno acquistati per i figli da una società immobiliare di cui Ponzoni era socio: la Serena immobiliare. Nel giro di denaro e società correlate, Ponzoni stesso, dicono sempre le indagini, avrebbe ricevuto da Rivoltella 30mila euro nel 2007, altri 40 mila euro nel 2008 e somme “non meglio specificate” nel 2010.

Ponzoni è pronto a rispondere alle domande del giudice che oggi lo interrogherà. Intanto il giudice Correra ha interrogato le altre quattro persone arrestate lunedì su richiesta dei pm Walter Mapelli, Giordano Baggio e Donata Costa. In mattinata è stato sentito Antonino Brambilla, vice presidente e assessore della Provincia di Monza e Brianza (cariche da cui si è dimesso) che si è difeso dalle accuse contestate. Ha poi risposto alle domande del gip anche l’imprenditore bergamasco Filippo Duzioni, i cui legami con il mondo politico, oltre che imprenditoriale, non lo relegano a “un piano subordinato rispetto a Ponzoni”, si legge nelle carte.

“Ponzoni la sua dedizione al consumo di droga, la cocaina», a cui si aggiungono i costi del lusso – è scritto sempre nell’ ordinanza- aveva necessità di procurarsi liquidità”. Necessità, questa, che l’avrebbe portato a commettere «fatti corruttivi», e per la quale sarebbero state «strumentali (…) anche le condotte distrattive poste in essere nella gestione delle società» poi fallite o a lui riconducibili. Società svuotate, per l’accusa, per comprare voti o finanziare la sue campagne elettorali. E poi per pagare “noleggi di barche” e anche “viaggi esotici” al Governatore della Lombardia Roberto Formigoni fino ad arrivare agli oltre 13 mila euro pagati da il Pellicano alla pasticceria Cova di via Montenapoleone, a Milano, o ai 62.400 euro versati a un “centro studi arredamenti” della Brianza.

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