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Bassa

Cromo, raccolta firme: chiediamo al ministro di fare chiarezza

Di Redazione13 gennaio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Patrizia Siliprandi

Patrizia Siliprandi

TREVIGLIO — “Nei prossimi giorni cominceremo una raccolta di firme per chiedere l’intervento diretto del ministro della Salute. Chiediamo sia lui, a questo punto, a fare chiarezza sull’effettiva pericolosità o meno per la salute dell’acqua che beviamo a Treviglio”. A parlare è Patrizia Siliprandi, leader del movimento della società civile “Per cambiare”, che da oltre 10 anni si batte per la questione del cromo esavalente nelle acque della Bassa.

Le locandine dei giornali fuori dalle edicole, d’altronde, la dicono tutta sul grado di confusione che regna fra i trevigliesi. Nei giorni scorsi L’Eco titolava: “L’Asl: niente nichel nell’acqua potabile”. Il Giornale di Treviglio esponeva: “Cromo: trevigliesi arrabbiatevi”. C’è grande incertezza, dunque, sull’acqua bevuta quotidianamente da migliaia di persone. “E non si vede d’uscita se non con un pronunciamento definitivo da parte della massima autorità istituzionale italiana nel settore della Salute, ovvero il ministro” sostiene la Siliprandi.

“L’impressione – spiega la farmacista che per prima portò alla luce il problema cromo – è che dopo 10 anni di battaglie ogni ente coinvolto tenda a dire: io ho fatto le cose seguendo la normativa. Ma il nodo centrale non è il comportamento degli enti. Il cuore della vicenda è ben altro: qui c’é in ballo la salute dei cittaini, uomini, donne e bambini. Per cui sarebbe sacrosanto applicare quel principio di precauzione necessario quando si parla di sostanze cancerogene. Dire ‘io ho fatto le cose regolarmente’, davanti a un simile potenziale pericolo non serve a nulla”.

Ora alla questione cromo si é aggiunta quella del nichel…
I due metalli viaggiano di pari passo. Nel senso che sono entrambi derivati da lavorazioni industriali galvaniche ed elettrochimiche. Il nichel è classificato come cancerogeno per inalazione dall’Iarc. Mentre l’altrettanto pericoloso cromo esavalente nell’acqua potabile non ci deve proprio essere. Lo dicono le tabelle ministeriali. In quelle, il cromo IV non è nemmeno contemplato. Ciò significa che non deve essere presente nell’acqua potabile nemmeno in traccia. E’ fuori discussione.

Dal punto di vista sanitario che differenza c’è fra i due?
Il nichel, da tabella ministeriale, può essere presente in acqua potabile fino a 20 microgrammi al litro. Come tutti i metalli talvolta può causare dermatiti e allergie. Il cromo esavalente è ben altro pericolo. Tant’è vero che nella tabella ministeriale non è nemmeno citato proprio perché non deve esserci. La tabella parla solo di cromo generico, riferendosi al cromo trivalente talvolta benefico e agli altri composti al di fuori del pericoloso cromo VI.

Quanto al nichel, le concentrazioni nella falda hanno raggiunto livelli cento volte sopra il limite…
Lo dicono i dati dell’Arpa riferiti alla falda, appunto. Il direttore dell’Asl dice invece che nell’acqua potabile non ce n’é traccia. Usa termini assoluti. Non dice “sotto i limiti”. Dice proprio che di nichel non ce n’é nemmeno l’ombra. Intanto, l’Arpa ha chiuso 6 pozzi agricoli. Ma mi piacerebbe capire quale sia la concentrazione anche negli altri. Perché a dire il vero, il problema è che quell’acqua spesso viene utilizzata dai contadini per irrigare e talvolta per bere. Conoscerà certamente la vecchia usanza contadina secondo la quale “l’acqua del pozzo di casa é la migliore…”.

Dunque qualche rischio c’é?
Non voglio fare allarmismo. Con il nostro movimento stiamo cercando semplicemente di informare i cittadini e sensibilizzarli. Di rendere noto loro, nel modo più semplice e puntuale possibile, quale è la realtà.

Dopo le dichiarazioni del professor Veronesi al Corriere, il consiglio comunale è corso ai ripari con un ordine del giorno sulla questione cromo…
Il problema è che l’odg è stato malposto. Veronesi in realtà non ha consigliato un’indagine epidemiologica sulle conseguenze a lungo termine dell’esposizione dei trevigliesi al cromo. No, per realizzarla servirebbero almeno 10 anni. Veronesi invece dice un’altra cosa. Ovvero: si facciano delle analisi sul latte materno, sulle urine o sul sangue dei trevigliesi per capire. Basterebbero poche settimane. Il cromo si deposita a livello renale: si vedrebbe subito.

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