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I soldi trovati a Nicoli non sono di Locatelli: l’inchiesta si allarga

Di Redazione12 gennaio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
L'imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli

L'imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli

BERGAMO — Nuovo clamoroso sviluppo nella vicenda delle tangenti all’ex vicepresidente del consiglio regionale Nicoli Cristiani. I centomila euro della presunta mazzetta trovata in casa dell’ex vicepresidente del consiglio regionale, Franco Nicoli Cristiani, in carcere dallo scorso 30 novembre con l’accusa di corruzione, non proverrebbero dall’imprenditore Pierluca Locatelli.

È quanto emerge dagli accertamenti disposti dalla procura di Milano, alla quale è stata trasmessa da quella di Brescia parte dell’inchiesta, sulle stesse banconote sequestrate a Nicoli Cristiani, in seguito alle dichiarazioni rese agli inquirenti da Locatelli.

Durante gli interrogatori, Locatelli aveva infatti parlato in particolare del taglio delle banconote versate al politico, per accelerare la trasformazione della cava di Cappella Cantone, in provincia di Cremona, in discarica di amianto. Ma gli accertamenti hanno portato la procura ad escludere che la somma trovata a Nicoli Cristiano provenga dall’imprenditore bergamasco.

La vicenda dunque si allarga. L’inchiesta milanese cercherà di appurare da dove vengano quei soldi. Nel frattempo sia Locatelli, sia Nicoli Cristiani, sia il dirigente dell’Arpa Giuseppe Rotondaro, tramite della tangente da 100mila euro pagata dall’imprenditore, restano in carcere.

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