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Editoriali Politica

Congresso Pdl: la candidatura Pagnoncelli mette ko l’ipotesi unitario

Di Redazione11 gennaio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Marco Pagnoncelli

Marco Pagnoncelli

Del resto Marco Pagnoncelli non lo aveva mandato a dire: “Adesso che sono libero da altri impegni non meravigliatevi se farò altro”. Detto fatto, ecco spuntare la sua lista autonoma.

Una lista di cui per ora non si conosce nulla, nemmeno uno degli uomini della squadra, ma solo il candidato alla carica di coordinatore: lo stesso Pagnoncelli, appunto.

A pochi giorni dal Congresso, l’area “formigoniana” si presenta con una strategia di differenziazione degna delle migliori campagne di marketing. Mentre i raimondiani trattano sottobanco ipotesi di congresso unitario, l’altro segmento formigoniano, quello di Pagnoncelli, si propone al “mercato” camuffato da indipendente.

La strategia di comunicazione è basata su un modello semplice, ma di estrema efficacia. Ma che, in ogni caso, rischia di compromettere in maniera irreparabile qualsiasi prova tecnica di congresso unitario.

Le ipotesi possibili, secondo il sottoscritto, infatti sono due. La prima: accordo laici e raimondiani, a congresso contro la lista formigoniani con Pagnoncelli. La seconda: laici contro formigoniani raimondiani e formigoniani con Pagnocelli.

Nella primo caso ipotizziamo che laici più raimondiani prendano circa l’ottanta per cento, e che Pagnoncelli e un po’ di amici di Raimondi arrivino al 20 per cento di consensi.

Nel caso in cui i raimondiani nella lista laici avessero più del 30 per cento degli spazi, o nel caso in cui gli amici di Raimondi che votassero Pagnoncelli fossero più del 20 per cento, raimondiani e pagnocelliani si salderebbero immediatamente e il nuovo coordinatore non avrebbe più la maggioranza degli organi di partito. Parliamo di pura tattica, ma sappiamo che chi sta manovrando in questi giorni di tattica è espertissimo.

Seconda possibilità: puro marketing differenziato. I formigoniani di Raimondi e i formigoniani di Pagnoncelli si presentano separati al congresso e prendono, tra offerte, sollecitazioni, lusinghe, tra l’una e l’altra lista il 51 per cento, magari con qualche nomina ad hoc, magari in Regione, magari di prestigio. Quindi perdono il congresso perché i laici prendono il 49 per cento e quindi con il premio di maggioranza il sessanta. Ma ottengono una incredibile vittoria politica.

La terza ipotesi, quella di un congresso “superunitario”, non la consideriamo neppure. Chiunque pensi di fare una lista per trattare il prezzo di un ritiro, oggi, non ha capito la situazione della politica e del Paese. E di fronte al partito nuovo che avanza significa solo assumersi la responsabilità di sfasciare tutto.

Ai laici, in ogni caso, non resta che serrare con forza le fila e prepararsi ad un congresso che li vedrà, a mio parere, sicuramente vincitori, ma che dovrà vederli vincitori assoluti.

Pepito Sbazzeguti

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