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Editoriali

Scommesse, interrogatorio per Doni: i tifosi vogliono la verità

Di Redazione10 gennaio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Cristiano Doni festeggia il rigore del 2-0

Cristiano Doni festeggia il rigore del 2-0

BERGAMO – Giornata molto importante quella di mercoledì 11 gennaio alla Procura di Cremona. Davanti al pm Di Martino, alle ore 11.30, sarà di scena Cristiano Doni e il suo interrogatorio lo aspetta tutto il popolo atalantino.

In attesa di conoscerne i contenuti e registrando che il contatto tra Doni e il suo avvocato in previsione della “trasferta” cremonese è avvenuto lunedì, è bene sottolineare alcuni passaggi chiave che disegnano il quadro attuale sia per lui che per l’Atalanta.

Innanzitutto, le partite. Ascoli-Atalanta, Atalanta-Piacenza e Padova-Atalanta: sono queste (dall’inizio) le tre gare sotto la lente di ingrandimento e solo una (quella di Padova) sembra interessare davvero da un punto di vista investigativo.

In merito alla partita di Ascoli, Doni durante l’interrogatorio ha dichiarato che Santoni (suo “amico”) lo provò a coinvolgere in una combine. Gli spiegò come grazie alla collaborazione di alcuni giocatori dell’Ascoli si poteva vincere facile, gli suggerì di andare a stringere la mano a Micolucci e di parlargli con una frase in codice: Doni (stando a quanto messo a verbale) si rifiutò perchè non lo conosceva, entrò in campo sullo 0-1 segnando il pareggio e non ebbe sensazioni strane sulla partita. Ricapitolando: Santoni avrebbe provato a coinvolgerlo nella combine senza successo e dopo la gara Doni lo ammonì dicendo di stare attento alle prese in giro. Il procuratore Di Martino può certamente chiedere ulteriori dettagli ma è da Santoni che si aspetta una versione dei fatti (il suo interrogatorio avverrà dopo quello di Doni) e comunque se tutto fosse confermato l’ex capitano atalantino sarebbe colpevole di omessa denuncia.

Sette giorni dopo, Atalanta-Piacenza. Santoni fa arrivare a Doni l’informazione che alcuni giocatori del Piacenza vengono a perdere, tramite un altro “amico” come Antonio Benfenati lo stesso Doni viene informato che si potrebbe fare ancora meglio se uscisse un over 3,5 ma lui (a quanto dichiara) non si presta al gioco pur accettando il contatto con Gervasoni prima del match. Anche qui, il comportamento è certamente da condannare (telefonate e sms fino a mezz’ora prima del match), Doni non ha denunciato e anzi ha beneficiato sul primo rigore della connivenza di Cassano.

Nei mesi scorsi, su questa gara, era uscita una voce molto forte su una somma di 40.000 euro che Parlato avrebbe dovuto ricevere da Santoni per pagare il Piacenza. Di questo a Doni non viene chiesto conto, potrebbe accadere nell’interrogatorio di oggi ma ci sono elementi determinanti che non possono essere sottaciuti.

Gervasoni, durante le 6 ore del suo interrogatorio reso a Cremona il 27 dicembre, conferma il contatto con Doni e l’accordo sul rigore ma spiega anche che per perdere quella gara con l’aiuto di tre compagni (Conteh, Guzman e il portiere Cassano) avrebbe ricevuto da Gegic (uno della banda degli “zingari”) 80-90.000 euro e dai fratelli Cossato 90.000 euro. A questo punto, la domanda sorge spontanea: che quei 40.000 euro (o 25.000 come dichiarato da Santoni in un precedente interrogatorio) siano serviti davvero solo per pagare a Parlato l’informazione data a Santoni? Lo stesso Parlato non gira i soldi ai giocatori ma se li spartisce con Erodiani e pare evidente come Gervasoni avesse architettato a perdere e Doni sapeva di questo da fonti parallele ma non coincidenti.

La posizione di Doni è pesante dal punto di vista personale ma anche qui è difficile (stando agli atti di oggi) il collegamento con la società o con responsabilità diverse dalle sue. C’è da temere qualcosa dal famoso Iphone di Santoni? E’ una voce, registrata nelle intercettazioni, messa sul piatto da Maurizio Neri (anch’esso amico di Doni) che non lascia tranquilli ma di cui si attendono riscontri.

Ultima ma non meno importante, Padova – Atalanta. Chi ha letto integralmente il verbale di Doni (non il riassunto che gira su Internet) spiega come lo stesso ex leader avrebbe detto: Benfenati mi ha segnalato che c’era una grossa mole di giocate sul pareggio, io ho confermato che in quelle condizioni di classifica era un risultato molto probabile. Lo stesso Doni, durante la ricognizione in campo, non vide nessuno andargli incontro. La gara, poi, fu molto combattuta anche se finì effettivamente in pareggio.

Ora, si può dire tutto e il contrario di tutto, ci si può fidare di chi dice che i dirigenti si accordarono (il Gip Salvini nell’ordinanza lo sostiene nemmeno troppo velatamente) o di chi non trova riscontri (nè oggettivi nè logici) ma se stiamo fermi alle prove è su questa partita che Di Martino avrà (probabilmente) parecchie cose da chiedere al capitano. Queste risposte, insieme ad altre indagini magari già in corso o comunque probabili su telefoni e computer sequestrati agli indagati, disegneranno un quadro più completo di tutta la situazione.

E’ ovvio, e doveroso, sottolineare come a prescindere servirà sentire tutti gli eventuali personaggi coinvolti ma ad oggi (10 gennaio 2012) è doveroso sottolineare come non ci siano nè dirigenti atalantini indagati, nè dirigenti padovani indagati nè giocatori di quel Padova nominati o interessati dalle confessioni di altre persone (sui quasi 50 che potrebbero finire sul registro degli indagati),

A Cristiano Doni il pm Di Martino potrebbe chiedere lumi anche sui tabulati di cui Percassi gli parlò e che emergono in una intercettazione, sull’idea del taroccamento dell’Iphone (motivo scatenante del suo arresto) e della parcella dell’avvocato di Santoni piuttosto che della scheda intestata al rumeno o ancora del perchè la “compulsione d’amore per aiutare l’Atalanta” si sia concentrata solo tra il 12 e il 19 marzo (per tre gare) e magari non prima visto che sono stati altri i momenti un po’ più difficili.

Aspettiamo e vediamo, non ci sono alternative. La posizione di Doni sembra chiara, ciò che potrebbe dire magari spaventa ma a questo punto, da bergamasco, la speranza è quella che venga fuori tutto quello che deve venir fuori. Da lui come da tutti quelli che sanno: basta che sia la verità.

Fabio Gennari

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