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Editoriali

Calcioscommesse: cosa cambia per l’Atalanta nel dopo-Doni?

Di Redazione26 dicembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Doni lascia il carcere di Cremona

Doni lascia il carcere di Cremona

BERGAMO – Proviamo a ragionare. Cerchiamo di alzare la testa dopo la batosta del tradimento e per farlo torniamo un attimo su quanto successo. Dando il giusto nome alle cose.

Punto primo: Cristiano Doni è colpevole di tradimento al suo popolo. Non ha venduto l’Atalanta però ha messo in atto comportamenti illeciti di cui si è pentito davanti al Gip: la cosa più grave è la menzogna con cui ha infarcito i 6 mesi trascorsi da “perseguitato” sapendo (lui e solo lui) di essere invece in colpa.

Punto secondo: agli atti, almeno quelli conosciuti, non ci sono dirigenti o altri compagni coinvolti. Soprattutto, quella frase del Gip Salvini che voleva l’ex idolo in azione “per conto” della società non ha ad oggi alcun riferimento oggettivo. Nè ci sono altri indagati nerazzurri. Mentre a giugno, con Doni inserito in fondo alla lista dei cattivi, un minimo collegamento c’era.

Punto terzo: le partite di cui si discute sono sempre tre. Ascoli (12 marzo), Piacenza (19 marzo) e Padova (26 marzo). Due settimane abbondanti assolutamente inspiegabili anche se, l’interrogatorio, confermerebbe solo Piacenza e Ascoli mentre sulla partita di Padova Doni non ha riferito nulla.

Provando a sviluppare un semplice ragionamento, vien da dire che l’apertura del TNAS che ha chiesto entro il 5 gennaio “il deposito di brevi memorie intese a illustrare la loro posizione in relazione all’impatto di tali fatti sui procedimenti arbitrali e, in particolare, circa una eventuale riapertura della fase istruttoria” non sia altro che la possibilità, offerta alla Dea, di dissociarsi dal suo ex capitano visto che, non dimentichiamolo, nei procedimenti finora portati avanti si era registrato un cammino comune.

Proprio la società, alla vigilia di Natale, ha preso per la prima volta le distanze da Doni con un comunicato chiarissimo. “L’Atalanta Bergamasca Calcio SpA prende atto con sorpresa e grande amarezza delle dichiarazioni, come riportate dagli organi di stampa, rese venerdì davanti al Gip di Cremona dal proprio tesserato Cristiano Doni, della cui estraneità ai fatti contestatigli era sempre stata, in buona fede, fermamente convinta.

L’Atalanta esprime la propria fiducia nella magistratura e una volta concluso l’iter giudiziario si riserva di agire con tutta la necessaria fermezza, in ogni possibile sede, contro chiunque abbia danneggiato la sua storia, la sua immagine e la sua onorabilità.
Questo anche nell’interesse di tutti coloro che si stanno prodigando con il massimo impegno e spirito di abnegazione per consentire alla squadra di ottenere gli attuali prestigiosi e meritati risultati sportivi, nonché di tutta l’appassionata tifoseria nerazzurra, che, anche in questo difficile e delicato momento, la sta sostenendo con il solito impareggiabile calore”.

Inutile sottolineare come la situazione sia molto complicata, almeno dal punto di vista emozionale. Ciò che però bisognerà capire davvero è quanto spazio di manovra ha il procuratore federale Palazzi se si parla di partite per cui si è già stata chiesta una pena. In campo penale, non è possibile giudicare e condannare due volte per lo stesso reato.

Le gare con Ascoli e Piacenza non registrano novità sostanziali: Doni era il colpevole che per responsabilità oggettiva si rifletteva sull’Atalanta prima, Doni è il colpevole che per responsabilità oggettiva si riflette sull’Atalanta oggi. La questione, atti conosciuti alla mano, non è cambiata per la società mentre il giocatore galoppa verso la radiazione.

Sulla gara di Padova ci sono ancora aloni, certamente questi sono più preoccupanti perchè rispetto a sei mesi prima ci sono alcuni contatti “strani” di Doni con la scheda intestata al rumeno fino a pochi minuti prima della partita e anche se lui ha negato è difficile non pensarci: anche qui, però, si parla di responsabilità oggettiva.

Stimare ulteriori punti di penalizzazione o comportamenti del TNAS, oggi, è impossibile. Lo stesso TNAS per l’Ascoli ha addirittura fatto uno sconto (e lì con Sommese e Micolucci i giocatori arrestati erano addirittura due rei confessi) quindi stiamo in campana e monitoriamo come sempre minuto per minuto. La ferita è ancora freschissima e fa molto male ma per ora, usando un’espressione medica, non c’è pericolo di vita. E la squadra galoppa come non mai.

Fabio Gennari

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