iscrizionenewslettergif
Politica

Bettoni alla Regione: i Comuni sono abbandonati a se stessi

Di Redazione21 dicembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Valerio Bettoni

Valerio Bettoni

BERGAMO — Riceviamo e pubblichiamo questo intervento da parte del consigliere regionale dell’Udc Valerio Bettoni, sul bilancio della Regione Lombardia.

“Riflettiamo seriamente sulle difficoltà che tutti incontriamo a comprendere come il nostro bilancio pluriennale possa ritrovare un accettabile equilibrio, nel quadro delle ripetute, intense, stravolgenti manovre nazionali di risanamento della spesa pubblica, quando siamo costretti a consultare ogni giorno la Gazzetta Ufficiale per prendere atto di cambiamenti quasi istantanei. Già questo dovrebbe farci almeno comprendere quanto grave sia la crisi strutturale ed epocale in cui siamo tutti coinvolti e quanto severe siano le responsabilità derivate che dobbiamo assieme assumere per cercare di salvare il salvabile di una programmazione regionale che consideri i bisogni e le opportunità della nostra terra e li finalizzi ad una visione di fiducia.

La manovra Monti da 30 miliardi lordi di contenimento – 10 sono rimodulati al sostegno di lavoro e sgravi per la famiglia – ci chiama, ancora una volta, ad adattare il nostro bilancio, cercando di esercitare quel poco di autonomia che è rimasta nel renderlo complementare e in parte suppletivo alle tante parti lasciate scoperte e ai tanti settori messi in difficoltà da tagli e nuove imposte. Segue le cinque manovre correttive di Tremonti che, nell’affanno e nella confusione, a Luglio, Agosto, Settembre e Novembre, hanno impostato variazioni nell’ordine di 80 Miliardi, in prevalenza per tagli lineari e scarico sul sistema delle autonomie locali delle maggiori responsabilità di contenimento.
Dal 2008 il Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti ha annunciato e deciso azioni di variazione della spesa pubblica nell’ordine di 250 Miliardi, a cui ora si aggiungono i 30 di Monti nella percezione solo oggi avvertita di lacrime e sangue per fermare il rischio Italia sull’orlo del collasso. Interventi enormi nel loro complesso e drammatici nel loro susseguirsi, impressionanti non solo per la Cancelliera Merkel ma soprattutto per le ricadute sulla società italiana, che ora va a pagare concretamente gli effetti annuncio, purtroppo non spiegati nella loro intensità e finalizzazione perché ancora a ferragosto ci veniva raccontato che non c’era crisi, tutto andava bene e stavamo meglio di altri, con ristoranti pieni e le agenzie che esaurivano offerte/vacanza.

L’enormità e la ripetuta urgenza di queste manovre, la cui assunzione è ora ineludibile per tentare il risanamento e raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, misurano il fallimento di un progetto politico e della governabilità finanziaria, promesse al Paese negli ultimi 10 anni, nel quadro del bipolarismo muscolare, efficiente e decisionista, che doveva garantire stabilità e continuità. Nulla di ciò si è concretizzato e siamo nel rischio fallimento dello Stato Italiano, della sua moneta, del suo stesso assetto di sovranità e della sua collocazione europea.
Doveva essere la rivoluzione liberale con meno tasse per tutti e siamo invece all’incremento della pressione fiscale effettiva sopra il 54%, la più alta al mondo dopo la Svezia, che governa lo stesso numero di cittadini della Lombardia in ben altra situazione di protezione sociale.
Doveva essere la rivoluzione della devolution e del federalismo e siamo, invece, attoniti a constatare che anche le residue possibilità di autonomia impositiva – le addizionali regionali e le imposte locali – sono sottratte e disposte verticisticamente, con un centralismo statale e dirigista quale mai abbiamo conosciuto.
Il fallimento politico di un disegno, buono per la propaganda ma inattuato nella governabilità tradita, è clamorosamente dichiarato dalla sostanza, dalle forme, dall’intensità correttiva delle diverse Leggi di Stabilità che hanno compresso tutte le forme di autonomia, senza raggiungere nessun risultato di stabilità finanziaria nella devolution verso l’alto – verso l’Europa, cui ora chiediamo il nostro estremo salvataggio nelle penalizzanti e impegnative regole di integrazione e coesione che toccano i bilanci e l’armonizzazione dell’economia -.
Fatichiamo noi, rappresentanti del Parlamento Lombardo, a comprendere i provvedimenti delle tante manovre rapidamente succedutesi e quali effetti esse producano sull’economia e sulla società, non solo sulla quadratura delle voci del bilancio regionale che sono ancora consistenti.
La prima questione è dunque quella di come anche nella nostra Regione possa agire un sentimento di responsabilità e di impegno nazionale che sappia accettare sacrifici, tagli e tasse, davvero impressionanti per tutti, comprendendo che siamo all’ultima spiaggia e senza alternativa nei tempi dell’emergenza.

Anche il modello lombardo e le maggioranze che lo hanno determinato escono stravolte e scomposte dal vanificarsi di tutti i fondamentali indirizzi di impostazione e dall’esplodere in Lombardia degli effetti della crisi internazionale, anche qui fortemente sottovalutata e sottratta all’analisi nel necessario rigore della responsabilità, della severità, della verifica della realtà, ben diversa da quella propagandata.

E’ dal mese di maggio che l’Udc sollecita a questo Parlamento Regionale una profonda riflessione politica per un deciso cambio di passo, sui richiami del Presidente della Repubblica alla solidarietà nazionale, alla coesione istituzionale e amministrativa, per una nuova e necessaria autorevolezza nella governabilità del Paese, in tutte le sue parti, nel momento più difficile e drammatico della sua storia.
Vuole questo Parlamento Lombardo – il Terzo del Paese come andiamo con retorica dicendo – rendersi conto fino in fondo della pesantezza del rischio fallimento e manifestare una straordinaria coesione nazionale – politica, istituzionale e sociale – a fronte di difficoltà molte gravi e a prove molto dure che attendono tutti i cittadini, per gli interventi di risanamento già programmati e per gli impegni di rigorose riforme assunti con le autorità europee e internazionali?

Vuole questo Parlamento Lombardo assumere la consapevolezza di sostenere un Governo emergenziale tecnico, di larghe intese parlamentari, di responsabilità nazionale, che attui questi impegni difficili in un convinto, solido e solidale contributo di tutte le forze politiche amministrative, capaci di anteporre l’interesse generale a visioni ed egoismi di parte, nell’attuare gli impegni e i sacrifici necessari per ridare alla Lombardia il ruolo che le spetta in Europa?
Vuole questo Parlamento Lombardo assicurare il necessario sostegno ai provvedimenti assunti per l’arduo compito di salvare, l’Euro, l’Italia, la Lombardia con spirito di rigore, slancio innovativo, equità, distribuzione dei sacrifici, rispetto delle autonomie locali su cui si fondano i valori e le ragioni del nostro impegno?

Vuole, in coerenza politica con questa prospettiva, la Giunta Regionale rivedere gli adeguamenti di bilancio e del documento strategico annuale che si rendono necessari, in una più ampia e solidale collaborazione con il Consiglio Regionale per difendere e valorizzare gli spazi di autonomia e di responsabilità sui bisogni della Lombardia?

Vi riproponiamo con determinazione quanto già manifestato in occasione delle improduttive discussioni sulle manovre Tremonti – che abbiamo accettato benché opposizione – perché non si tratta più di fare accademia e analisi sui conti altrui ma di decidere autorevolmente cosa fare adesso e qui, non solo per salvare la legislatura regionale ma per portare la Lombardia fuori dalla crisi, concorrendo al salvataggio dell’Italia.

Occorre lavorare al più presto e in Consiglio ad un nuovo bilancio di previsione per il 2012/2014 più realistico, più adeguato alla crisi, più partecipato, che tenga conto delle nuove responsabilità assunte e che i provvedimenti dei decreti convertiti appesantiranno i loro effetti sulla popolazione nel 2012/2013. Chiediamo l’istituzione di un comitato di crisi con un tavolo di coordinamento tra la Giunta e il Consiglio.
Va rilanciato il Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione, previsto dallo statuto regionale, che in logica di coesione e concordia consenta al Consiglio Regionale l’esercizio delle nuove esigenze di indirizzo, costante controllo e valutazione dell’efficacia e della tempestività di spesa.

Concentrare le risorse di investimento e le politiche strategiche a sostegno della produzione e del lavoro per sostenere il più possibile la crescita e mitigare l’effetto depressivo delle manovre governative. Dare certezza e un puntuale crono-programma ai grandi investimenti sulle infrastrutture della mobilità che sono il più consistente volano regionale di sostegno allo sviluppo.

Expo 2015 è un obbiettivo traguardo per completare il progetto della mobilità sostenibile di impostazione strutturale europea. La mobilità sostenibile è uno dei grandi obbiettivi strategici del Trattato di Lisbona che conforma anche le principali politiche di sostegno di Regione Lombardia, nell’incrocio dei grandi corridoi ferroviari europei 1 e 5, a cui giustamente abbiamo indirizzato strategie e risorse importanti per promuovere sviluppo ecosostenibile e apertura all’Europa. In particolare va data certezza di investimenti e di tempi a grande riordino autostradale con Pedemontana, Brebemi, Tem e l’autostrada Bergamo-Treviglio.

Va rilanciata in Lombardia, dove sono più consistenti le risorse intellettuali ed economiche e più competitive le opportunità produttive, la concertazione con le parti sociali proclamando e convocando gli Stati Generali dell’economia – in crisi non in espansione – per il sostegno più alto possibile allo sviluppo e alla crescita, coinvolgendo anche Università, banche, economisti ed altri per dare consistenza e spazio alle energie che non si rassegnano alla cultura del declino. Una visione per uscire dalla crisi è priorità ineludibile, sapendo di non poter disporre di risorse pubbliche aggiuntive ma anzi di doverle contenere con una rivisitazione da “spending rewiew” e concentrarle per priorità selettive. In questa rivisitazione rigorosa delle risorse regionali con le parti sociali, in particolare, vanno mantenute e ampliate le politiche di sostegno delle piccole e medie imprese, indirizzandole alla modernizzazione competitiva con programmi per l’internazionalizzazione, il risparmio energetico, la green economy, le nuove tecnologie, il made in Italy e Lombardy e le nuove prospettive turistiche.

Le imprese di piccole e medie dimensioni hanno una funzione essenziale per la crescita del PIL ma sono ora più che mai decisive per la tenuta e la coesione di una società che possa guardare oltre il cupo orizzonte della crisi.
Occorre una revisione delle procedure per l’assegnazione di contributi e di finanziamenti che privilegi la costituzione di fondi di rotazione destinati al mondo delle imprese, al sistema produttivo e al sistema delle autonomie locali. Non più co-finanziamenti, non più finanziamenti a pioggia, ma finanziamenti a tasso zero che con la riscossione delle rate annuali possano continuamente alimentare negli anni ulteriori investimenti.

I Comuni sono abbandonati a loro stessi, tentano con difficoltà di mantenere un livello decente dei servizi e, soprattutto, non hanno più soldi né per le manutenzioni né per nuove opere. Proponiamo una alleanza delle autonomie locali lombarde con un consistente fondo di rotazione da destinare ai Comuni per le attività di progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva. Tutti gli amministratori sanno che se non vi sono progetti non è possibile accedere a qualsiasi finanziamento. Un fondo di rotazione per opere pubbliche solo per interventi la cui cantierabilità sia garantita almeno nei successivi sei mesi. Non è più il momento di disperdere risorse in mille rivoli, di tenerle vincolate per anni senza che le opere e i servizi partano.

Più coordinamento e sussidiarietà con i Comuni che non possono subire, oltre i tagli nei trasferimenti governativi, ulteriori tagli regionali in medesima logica centralista, vanificando per oltre il 60% l’erogazione dei servizi sociali in tempi in cui aumenta la richiesta per le nuove povertà sempre più diffuse. Fondamentale in tale contesto sostenere le reti della coesione sociale con aiuti concreti al volontariato e allo Sport praticato alla base.

A parità di saldi previsti dalla manovra, che non possiamo metterci ora a contestare per l’urgenza di coesione richiesta dai mercati, si deve sviluppare l’autonomia regionale per rimodulare le forme del prelievo Regionale e Comunale e proporre modalità alternative di gettito più graduate sulle progressività dei redditi e l’equità fiscale con la famiglia al centro delle tutele.

Riordino da subito degli assetti istituzionali a partire dall’area metropolitana e dalle dimensioni aggregative delle aree vaste e dei piccoli Comuni, che vanno meglio coordinati ma non soppressi, per produrre economie e reali tagli di costi, semplificando anche la duplicazione di ruoli, costi e funzioni nell’ampliarsi della dimensione pubblica di società gestionali che si sostituiscono alle attività istituzionali degli enti locali, con una insopportabile e poco trasparente aumento dei “costi della politica”, surrogati nella ricca pletora di consigli di amministrazione.

Ci attendiamo una risposta politica autorevole da parte del presidente Formigoni, che è bene venga in aula e subito a dirci delle sue intenzioni sulla governabilità possibile in Lombardia, rispondendo alla grande preoccupazione di una comunità in cui fiducia e coesione sono fondamentali per il futuro dell’intero Paese.

Il bilancio della Regione Lombardia è troppo importante e troppo grande, nella spesa complessiva del Paese, per fallire il momento politico nel sottrarsi all’emergenza nazionale, su cui le più importanti forze politiche si stanno misurando imprimendo una svolta di solidarietà e responsabilità che richiede di essere manifestata anche in Lombardia”.

Valerio Bettoni
consigliere regionale Udc

Stucchi (Lega): questa Imu è una bella fregatura

Giacomo Stucchi BERGAMO -- “Falsi benpensanti, e statisti dell’ultima ora, fanno finta di scandalizzarsi per le proteste ...

La tangente di Locatelli serviva a pagare le tessere del Pdl

La bandiera del Pdl BERGAMO -- "La tangente di Locatelli doveva coprire i costi del tesseramento del Pdl in ...