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Atalanta, mano galeotta: l’arbitro vede ma non provvede

Di Redazione18 dicembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il fermo immagine che inchioda l'arbitro Peruzzo

Il fermo immagine che inchioda l'arbitro Peruzzo

FIRENZE — Non è bastata la nottata per sbollire la rabbia del popolo nerazzurro. Non è bastata la domenica di shopping prenatalizio a spostare il pensiero orobico: a Firenze, la vittoria, è stata scippata da un errore clamoroso dell’arbitro Peruzzo.

Detto che il fischietto di Schio ha lasciato a desiderare per lunghi tratti (mancano almeno 3-4 gialli e 2 rossi a Behrami e Lazzari), nel primo tempo a Manfredini non è stato fischiato il rigore. Capita.

Lo spunto più clamoroso però lo regala Andrea Consigli che nel dopo partita, affranto come mai era capitato di vederlo quest’anno, ha dichiarato testualmente: “Ho protestato così tanto che l’arbitro mi ha perfino ammonito: appena dopo il 2-2 ha detto che il tocco di mano del fiorentino De Silvestri era involontario”.

Le parole del numero 47 di Colantuono valgono molto più delle dichiarazioni scandalizzate di chi si è alternato in tv (Colantuono e Marino) o semplicemente si è intrattenuto a microfoni spenti appena prima di lasciare lo stadio (l’amministratore delegato Luca Percassi e il presidente Antonio Percassi): in campo, Peruzzo vede tutto ma non provvede. Anzi, fa di più: in pochi secondi giudica “involontario” un movimento palesemente anomalo.

Il regolamento, sotto questo aspetto, è cristallino. Regola 12, direttamente dal sito dell’AIA FIGC:

“TOCCARE IL PALLONE CON LE MANI – Il fallo di mano implica un contatto volontario tra il pallone e la mano o il braccio di un calciatore. Per stabilire la volontarietà, l’arbitro deve prendere in considerazione i seguenti criteri:

• il movimento della mano  in direzione del pallone  (non del pallone  in direzione della mano);

• la distanza tra l’avversario  e il pallone  (pallone inaspettato);

• la posizione della  mano, che  non  implica  necessariamente che  ci sia un’infrazione;

• il  toccare  il  pallone   con   un  oggetto  tenuto nella  mano   (come   indumenti, parastinchi ecc.) è considerato come un’infrazione alla stregua di un fallo di mano;

• il  colpire   il  pallone   lanciando  un  oggetto  (scarpa,  parastinchi ecc.)   è  da considerarsi un’infrazione alla stregua di un fallo di mano”.

Siccome un paio di punti in questa lista possono risultare dubbi, ecco il punto numero 4 della Guida Pratica AIA: “4. A quali criteri deve attenersi l’arbitro per stabilire che un calciatore ha toccato il pallone con le braccia o con le mani volontariamente? Deve valutare se il contatto tra il pallone e la mano o il braccio è voluto dal calciatore o se questi allarga, alza, muove o, comunque, tiene le mani o le braccia con l’intenzione di costituire maggior ostacolo alla traiettoria del pallone. Non deve però essere considerato intenzionale il gesto istintivo di ripararsi il viso o il basso ventre dal pallone, oppure se, per naturale effetto del movimento corporeo, un calciatore tiene le braccia distaccate dal busto ed il pallone vi urta contro, oppure se per effetto della distanza ravvicinata il calciatore non ha potuto evitare il contatto tra le braccia ed il pallone”.

Tutto chiaro? De Silvestri corre alle spalle di Bonaventura cercando il pallone di Kharja, il numero 10 nerazzurro è bravissimo ad anticiparlo di sinistro con la chiara intenzione di mettere il pallone in angolo ma il terzino viola compie ben tre movimenti che dovevano accendere il fischietto di Peruzzo da Schio: salta, abbassa la testa mettendo il braccio destro davanti a Bonaventura cercando di contrastarlo e poi lancia nel vuoto il braccio destro sperando in un miracolo. Il miracolo avviene, il suo assist di braccio finisce a Jovetic e arriva il 2-2: gol irregolare, regolamento alla mano il danno che ha subito la Dea è solare.

Fabio Gennari

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