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Politica

Romano: ecco i retroscena della caduta del governo Berlusconi

Di Redazione16 dicembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
L'ex ministro dell'Agricoltura del governo Berlusconi, Saverio Romano

L'ex ministro dell'Agricoltura del governo Berlusconi, Saverio Romano

BERGAMO — I retroscena che portarono alla caduta del governo Berlusconi. La guerra segreta per l’energia. L’euro e la speculazione, le prospettive per il governo Monti e il nostro paese. Sono questi i contenuti dell’intervista che l’ex ministro dell’Agricoltura e leader del Pid (Popolari Italia domani) Saverio Romano ha rilasciato in esclusiva a Bergamosera, durante una visita nei giorni scorsi in Bergamasca. Ecco la prima parte.

Onorevole Romano, partiamo dagli avvenimenti convulsi che hanno portato al cambio repentino di governo. Perché è caduto Berlusconi?
Il governo è cambiato per una serie di motivi complessi e concomitanti. In primo luogo perché ciò che stava alimentando l’odio sociale con gli atteggiamenti di piazza sarebbe potuto degenerare mettendo in discussione la convivenza civile nel nostro paese. Con il suo passo indietro, Berlusconi ha dimostrato di essere un uomo di Stato. Nonostante la legittimazione democratica, ha agito con grande senso di responsabilità.

Ma la situazione economica del paese non era proprio rosea…
La vicenda ha radici ben lontane, fra cui l’incapacità di tutte le classi dirigenti che si sono succedute di porre fine ad un’esasperazione del debito pubblico. Noi abbiamo un debito pubblico fra i più alti del mondo. Mentre il resto dei fondamentali dello Stato, avanzo primario, patrimonio netto, non solo sono in equilibrio ma in Europa ci vengono invidiati persino da Francia e Germania.

E allora cosa è accaduto?
E’ accaduto che, nonostante il nostro paese abbia sempre dimostrato capacità di restituzione del debito ed onorato i suoi impegni alla scadenza, e abbia un patrimonio 3-4 volte più consistente rispetto alle garanzie del debito pubblico messo all’asta, la speculazione finanziaria si è abbattuta sull’Italia.

Perché?
E’ accaduto in Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna, costretta al voto, e anche all’Italia. La scelta di colpire il mercato italiano non è solo di natura economica, non eravamo l’anello debole della catena europea. L’Italia è stata colpita per ragioni prevalentemente politiche.

Quale disegno intravede?
L’Italia in questi anni, attraverso la politica estera portata avanti da Berlusconi, aveva sdoganato la Russia di Putin: ricorderete l’esordio di Putin nel contesto occidentale proprio a Roma, su invito di Berlusconi con il quale ha un rapporto che va oltre l’ufficialità dei capi di Stato. Queste affinità amicali hanno portato indubbi vantaggi strategici al nostro paese.

Quindi l’Italia era un “pericolo” per l’assetto strategico mondiale?
Gli accordi Southstream e Northstream hanno messo Eni nella condizione di essere un punto di riferimento nel mondo per la produzione e la distribuzione d’energia. L’accordo con la Libia, checché se ne dica, ancora oggi deve poter essere rispettato perché ha messo il nostro paese nella condizione di avere una partnership privilegiata con quel paese. Tutto questo ha cozzato contro alcuni interessi internazionali che si sono visti tagliati fuori dal circuito energetico di gas, petrolio e metano che ha fatto dell’Italia, in quel tempo, il punto di riferimento non soltanto per i paesi partner europei ma anche occidentali. Mi riferisco agli Stati Uniti d’America.

E quindi cosa è avvenuto?
C’è stata un’offensiva non soltanto per mandare a casa il governo Berlusconi, ma per mettere le mani sui nostri gioielli Enel, Eni e Finmeccanica, che è la più grande industria meccanica d’Europa in campo militare. Questi tre gioielli fanno gola a molti speculatori, che per fare acquisti hanno bisogno di un un prezzo relativamente basso e di un governo disposto a cederli.

Da qui le pressioni speculative che hanno messo in ginocchio il paese…
Questa iniziativa ha visto parallelamente l’incedere di un’azione speculativa nei confronti del nostro paese e dell’Europa, perché l’obiettivo degli speculatori non è solo quello di avere di più dai mercati, ma quello di indebolire, così come sta accadendo, l’euro, una moneta diventata forte nel tempo, apprezzata in Asia e in Occidente.

L’attacco all’Euro dunque è tutt’altro che dettato dalla crisi?
Svalutare l’Euro è l’obiettivo di chi vuole riprendersi la leadership economica e geopolitica del mondo. In questo scacchiere, l’Italia era un tassello che non poteva certo sfuggire. Perché il nostro paese, per la sua posizione geografica, per i suoi interessi economici, per la sua posizione politica rappresenta un elemento fondamentale per chi vuole dire la sua nel governo del mondo.

— Fine della prima parte —

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