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Editoriali Politica

La proposta: detassazione per le zone a vocazione produttiva storica

Di Redazione14 dicembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Industria tessile

Industria tessile

Direttore Carissimo,
le scrivo solo ora in merito all’intervento del Sindaco di Termini Imerese essendo stato, purtroppo, in altre faccende affaccendato. In premessa devo dire che sotto certi aspetti fa piacere sapere di essere stati letti anche in un piccolo comune della lontana Sicilia, anche se mi domando: quanti dipendenti ha un Comune di meno di ventottomila abitanti per potersi permettere un ufficio stampa così solerte, ancorché impreciso (mi riferisco al mio cognome)?

Apro con una velata polemica perché non ho affatto apprezzato il fatto di vedere qualificato il mio intervento come “certa stampa nordista”, in primo luogo perché di certo in questo caso non lo è, e in secondo luogo perché ho troppo marcata l’impressione che tale categoria serva a come già l’epiteto “fascista” di sessantottina memoria per dequalificare, certo nelle menti deboli di idee, l’interlocutore facendone un avversario.

Prima di entrare nel merito della questione una ultima questione di metodo. La frase virgolettata e attribuita a me non compare nel mio intervento, e ritengo questa forzatura dialettica una grave violazione di ogni forma della deontologia della comunicazione. Per il resto trovo l’interessante dinamica sulla GICs del tutto irrilevante rispetto al senso del mio intervento di allora, forse funzionale alle esigenze politiche dell’Illustrissimo Signor Sindaco, ma decisamente fuori tema.

In merito alla soluzione Termini Imerese avevo scritto esattamente questo: “Cosa ci vuole e che successo è mettere a carico delle finanze pubbliche centinaia di persone in Cassa Integrazione per poi scaricarle sul caos previdenziale? Dove è il guizzo del grande tecnico? Una operazione così la poteva fare Monsù Travet senza nemmeno tanta fatica”. Si tratta di una cosa che continuo a pensare. E siccome mi piace essere concreto, espongo la mia idea, che originale non è, ma per l’Italia sicuramente nuova.

In luogo di tanta poca fantasia ci saremmo attesi che il supertecnico proponesse ad esempio per Termini Imerese – ma anche per la Valle Seriana, o per il settore del mobile, tanto per citare tre esempi di crisi strutturale -, delle zone franche a tassazione differenziata.

Delle zone a vocazione produttiva storica (metalmeccanico, tessile e via discorrendo) nelle quali, per le imprese che vi si insediano, a condizione che non chiudano altre attività produttive nel Paese o preferibilmente arrivino dall’estero fosse possibile negoziare una tassazione differenziata.

Diciamo il dieci per cento per dieci anni (poco è meglio che niente) e che nel caso di assunzione di personale in cassa integrazione per cinque anni l’impresa abbia a pagare solo la differenza tra la CIG e lo stipendio contrattuale (visto che tanto lo Stato la CIG la pagherà comunque).

Una misura strutturale discutibile fino a che si vuole è questa, un brutto tampone è quello che abbiamo visto.

Camillo Flammarion

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