iscrizionenewslettergif
Lettere Provincia

Impianti in difficoltà? Puntiamo sullo scialpinismo in quota

Di Redazione12 dicembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Scialpinismo

Scialpinismo

Spett.le redazione,

in questo momento di profonda crisi economica politica e sociale il nostro territorio e la popolazione si trovano ad affrontare momenti difficili.

Nella nostra provincia gran parte del territorio si trova in montagna e chi vive in montagna si trova esposto in misura ancor più diretta alle difficoltà economiche. Vivere in montagna è sempre più difficile poiché comporta sacrifici dovuti alla conformazione geografica e a conseguenti aspetti socio culturali che si manifestano per sintetizzare in una carenza di opportunità.

Già ora chi vive nella realtà cittadina bergamasca e limitrofi conosce le problematiche quotidiane del vivere; mi riferisco alle difficoltà che hanno le famiglie nel vedere componenti delle medesime, siano essi figli, padri o madri trovare un nuovo lavoro, lottare per trovare un modo di realizzarsi. Chi vive in montagna è investito da una crisi formidabile ed anche se più avvezzo a resistere a questi momenti difficili quest’anno ancor di più trova delle enormi difficoltà.

La valvola di salvataggio negli ultimi anni è consistita nella stagione invernale e grazie a delle nevicate provvidenziali le località turistiche sono sempre riuscite a creare delle opportunità in grado di creare tutta una serie di posti di lavoro che gravitano attorno alla pratica dello sport invernale dello sci.

Quest’anno, tuttavia, anche questa valvola di salvataggio sembra non poter trovare realizzazione. Consultando i più noti siti meteo di settore appare chiaro come la neve non scenderà negli apporti necessari se non dopo l’epifania. E le previsioni sono comunque a dopo le festività natalizie e di fine anno.

Si pone un problema non indifferente per i paesi di montagna e per le loro popolazioni perché vedranno svanire un’opportunità di guadagno che sarebbe stata profondamente utile a sopportare il rigore di una crisi che non sembra aver fine, che si sviluppa e si diffonde in ogni meandro sociale ed economico del paese.

Ebbene per le realtà sciistiche delle orobie sarebbe stato opportuno che negli scorsi anni, lauti di neve sin dall’immacolata, si fosse saggiamente investito negli impianti di neve programmata. Cosa che non è stata fatta per tutta una serie di fattori che rendono ineluttabile la condanno quest’anno a giocare nelle retrovie rispetto ad altre località a noi vicine.

Mi riferisco alle vicine Ponte di Legno, Tonale o a Bormio, Livigno e Madesimo per non parlare del Trentino e della Valle d’Aosta dove i sistemi di neve artificiale rendono possibile già fin d’ora agli sciatori la fruizione di gran parte del demanio sciabile.

Ebbene vorrei che i gestori degli impianti sciistici bergamaschi facessero un po’ di mea culpa per non aver saputo investire negli impianti di neve artificiale. Questa mancanza costerà cara anche quest’anno e non mi riferisco alla semplice, seppur dolorosa, perdita di introiti, bensì alla continua ed inarrestabile perdita d’immagine delle località medesime nei confronti delle dirette competitrici.

Lo sciatore medio è consapevole della necessità di investire parecchio nella pratica di uno sport come lo sci, lo sciaatore pretende di converso un livello del servizio corrispondente. Si aspetta una qualità delle piste ineccepibile. Si aspetta che le stazioni si attrezzino al fine di garantire la neve.

E quest’anno le stazioni sciistiche bergamasche, ancora una volta, perderanno l’opportunità di dimostrare che veramente stanno cambiando. Verranno smentite perché non sono state in grado di realizzare le strutture necessarie si sono dimostrate sguarnite di fronte alla semplice mancanza di neve. Ciò non accade altrove dall’italia e soprattutto all’estero .

Sembrerebbe poco ma in verità il rischio è quello di allontanare ancor più lo sciatore dalle nostre località relegandole nel dimenticatoio con grave danno per la loro esistenza.

In particolare a rischiare non sono località come foppolo e montepora che hanno la possibilità una di godere di ingenti risorse in grado di assicurarne il rilancio e l’altra il vanataggio di gravitare nei pressi di due grandi centri turistici come Castione e Clusone.

A rischiare sono le piccole stazioni sciistiche come Lizzola, Spiazzi di Gromo che sono geograficamente isolate e se non v’è la neve davvero nessuno ha il minimo stimolo a frequentarle.

Orbene mi chiedo se i gestori delle società impianti di queste piccole stazioni hanno mai pensato ad investire nella direzione dell’innevamento artificiale perché se negli ultimi anni avessero invstito anche solo poche risorse all’anno ora disporrebbero di un sistema adeguato a consentire loro di affrontare l’inverno anche senza neve garantendo la fruizione del loro demanio sciabile.

Vogliamo tutti sperare che la neve cadrà prima o poi ma non siamo sprovveduti e sappiamo che non si può sempre confidare nella divina provvidenza. La speranza è che i gestori delle stazioni menzionate decidano magari di abbandonare i grandi progetti per investire su qualcosa di più concreto utile alla sopravvivenza quotidiana.

Sarebbe opportuno che invece di investire parole e parole sul mega comprensorio sciistico i gestori di lizzola si impegnassero ad investire sulle piccole cose. Su un adeguato impianto di neve programmata in primis e sul rimodellamento delle piste e soprattutto sulla sostituzione degli impianti in modo da offrire un servizio all’altezza di ogni sciatore. Non vedo però questo tipo di impostazione. Vedo solamente una sorta di tirare avanti allo sbaraglio.

Ma allora su cosa puntare quest’anno in cui la neve verrà a mancare? Credo che lo scialpinismo sia la risposta che resta da dare. La neve cadrà in scarsa quantità ma alle quote alte fra i 2000 ed i tremila metri sarà a sufficienza per poter consentire la pratica dello scialpinismo. Ed allora perché non investire almeno per quest’anno in una sorta di prova di esperimento.

Perchè le stazioni non si organizzino per offrire dei servizi a chi si vuole cimentare in questo sport e sono tanti quelli che praticano scialpinismo? A Lizzola di Valbondione ad esempio esistono infiniti itinerari come ad esempio i due percorsi che portano al Pizzo Tre Confini: dal Valle Cerviera nei pressi del rifugio Curò e dal paese lungo il Sasna. Perché non puntare ad offrire servizi in quota per i praticanti dello scialpinismo?

La strada per ripartire è ardua. Si dovrà affrontare una stagione che si presenta già in salita. Si deve però fare tesoro della sconfitta che si stà per vivere pianificando i prossimi investimenti sin da ora.

Inchiesta Locatelli, Repubblica: in arrivo avvisi di garanzia. Nuovi arresti in vista?

La Brebemi in costruzione BERGAMO -- L'inchiesta Locatelli produrrà presto nuovi avvisi di garanzia. E' una delle anticipazioni lanciate ...

La neve si fa attendere: inizio settimana variabile

Inizio di settimana all'insegna della variabilità con piogge leggere BERGAMO -- Sarà un inizio di settimana all'insegna della variabilità quello in arrivo. Lunedì sono ...