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Editoriali Politica

Il movimento Uniti per cambiare: manovra equa? Non per tutti

Di Redazione6 dicembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Nulla di nuovo sotto il sole

Nulla di nuovo sotto il sole

Il movimento di pensiero trevigliese “Uniti per Cambiare” ritiene di dover esprimere alcune proprie valutazioni in merito alla manovra “salva Italia” presentata domenica scorsa dal Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti.

Le lacrime del ministro Fornero bastano da sole a sottolineare i pesanti sacrifici cui gli italiani, i soliti italiani, saranno chiamati a sopportare nei prossimi mesi ed anni, portando sulle proprie spalle i due pilastri su cui la manovra si sostiene: le pensioni e la nuova tassazione sugli immobili di proprietà, compresa la prima casa, il più delle volte già gravata dal mutuo per il suo acquisto.

Dire che si tratta di una manovra equa, come più volte sottolineato sia da Monti che dai segretari dei maggiori partiti che lo sostengono, sembra affermazione determinata più che da un vero convincimento, dalla volontà di inculcare nei cittadini il dogma che si tratti realmente di una manovra equa.

Ma che tale sia proprio non ci sembra. I partiti, quelli maggiori, hanno evidentemente chiesto ed ottenuto di salvaguardare gli interessi dei propri rispettivi elettorati: il Pdl opponendosi all’introduzione di una patrimoniale, il PD addolcendo la pillola amara della riforma delle pensioni ottenendo, almeno così si può pensare, la (ri)tassazione dei capitali scudati e l’introduzione di una nuova tassa sullo stazionamento delle imbarcazioni superiori ai 10 metri e tasse più gravose su supercar ed aerei.

Il movimento non condivide né l’una né l’altra delle scelte governative. A nostro avviso infatti l’introduzione di una patrimoniale per i patrimoni di valore superiore al milione di euro e l’innalzamento di due punti dell’aliquota massima dell’Irpef per i redditi oltre i 200.000 euro avrebbe consentito di intervenire in maniera meno invasiva sul sistema pensionistico evitando effetti drammatici per alcune categorie di lavoratori che dall’oggi al domani si vedono costretti a lavorare più anni nella prospettiva di ricevere una pensione più misera, dilatando invece nel tempo la riforma della cui necessità nessuno dubita. E che dire delle donne per le quali evidentemente non è stato tenuto in nessun conto il loro ruolo di care-givers che con l’età diventa cura dei nipoti e degli anziani genitori socialmente insostituibile?

Risibile appare poi l’intervento sulle liberalizzazioni che trascura le vere grandi lobbies professionali, prima fra tutte quella dei notai che pur contando in tutta Italia meno di 6.000 professionisti evidentemente gode dei favori della destra e della sinistra. Liberalizzare le loro funzioni avrebbe potuto consentire infatti una maggiore concorrenza nei costi, oggi troppo rilevanti, delle transazioni dei beni a costi invece non imposti dalla casta, ma determinati dal libero mercato.

Ancor più risibile appare poi l’intervento sui cc.dd.costi della politica, intervento che si limita a prevedere un dimagrimento dei consigli e delle giunte provinciali, a dimostrazione dell’inutilità di tali enti. Ma a ben vedere solo rinunciando all’acquisto per 20 miliardi di euro dei caccia bombardieri ordinati dal nostro ministero della Difesa avrebbe consentito una manovra di gran lunga più soft.

E poi assistiamo, per l’ennesima volta, alla presa di impegno per la lotta all’evasione, (e perchè no anche alla corruzione dilagante?) che da sole “fatturano” 180 miliardi stimati di euro, miliardi sottratti alla tassazione, ma anche agli investimenti e all’economia in genere. Presa di impegno, ma non vediamo il varo di nessuna seria misura per affrontare tale drammatica situazione. Concludendo, una cosa ci sembra di poter affermare: che l’Italia forse si salverà, ma che nulla di nuovo si vede sotto il sole del Bel Paese.

Patrizia Siliprandi
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