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Editoriali

Atalanta, restare in A vale 28 milioni di euro

Di Redazione5 dicembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Antonio Percassi

Antonio Percassi

BERGAMO — “Buonasera dottor Percassi, saremmo interessati a Schelotto già a gennaio”. “No, grazie”. Salve signor Percassi, Denis può fare le coppe e saremmo disposti ad un sacrificio a strettissimo giro di posta”. “No, grazie”. “Direttore Marino, qual’è la vostra richiesta per Gabbiadini?”. “Nessuna richiesta, grazie”.

Eccoli, tre dialoghi che possiamo immaginare da qui a fine gennaio. Sono spunti, magari ho giocato di fantasia ma appena si sente odore di calciomercato fioccano le strategie, si palesano voci e certezze. E le ultimissime, o le prime fate voi, raccontano di sirene già accese da chi vuole mettere le mani sull’argenteria di casa Atalanta.

Siccome è probabile che molti non conoscano la situazione che vive la Dea, forse è meglio fare un paio di conti molto semplici per sostenere l’unica tesi che in tema di calciomercato oggi (ma pure domani) si può affiancare alla realtà orobica.

Salvarsi in serie A, quest’anno, significa per l’Atalanta portare a casa per la prossima stagione 28 milioni di euro puliti. Cash. Denaro vero. Se già l’orgoglio bergamasco è un buon motivo per mantenere la categoria, anche i più distaccati dalle emozioni non possono rimanere impassibili davanti ad una cifra simile. Ventotto milioni di euro.

Bene, partendo da questo dato, chiunque può facilmente capire che per raggiungere la salvezza servono i giocatori adatti, un gruppo solido, un allenatore con delle certezze ed una formula vincente. L’Atalanta in queste prime 13 partite ha ottenuto 5 vittorie, 6 pareggi e solo 2 sconfitte: fanno 21 punti reali, una media di 1,61 a gara. Continuando così anche nelle prossime 25 gare, se ne possono ottenere più di 40. Quindi 61 reali, 55 se dovesse restare la penalizzazione. Chiaro il concetto?

Perfetto, adesso valutiamo i fattori. Il mister non è un problema, il gruppo non è un problema, la società non è un problema. L’ambiente, non è un problema. Perchè mai i vertici dovrebbero cedere i giocatori più importanti a gennaio? Per incassare? E chi li compra vista la crisi?

Tre domande facili, una sola risposta: da Bergamo, nella prossima sessione, partono solo i ragazzi ai margini che vogliono andare a riscattarsi. Perchè a meno di una concreta possibilità (remota, quasi impossibile) di incassare 40 o più milioni di euro con la cessione di 2-3 giocatori (Schelotto, Denis e Gabbiadini i nomi che stranamente circolano) sarebbe folle smontare un giocattolo che finora ha stupito tutti quanti. Nessuno escluso.

Quindi, esperti di mercato e viandanti della notizia, rassegnatevi. Tutti gli sforzi dovranno concentrarsi sul nome nuovo che Marino e i suoi collaboratori (Beppe Corti non passa settimane in Sudamerica per piacere o in villeggiatura) tireranno fuori dal cilindro. E, soprattutto, il supermercato Atalanta è chiuso da un pezzo: prima lo saccheggiavano, ora nemmeno si avvicinano.

Fabio Gennari

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