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Sport

Calcioscommesse: cauto ottimismo per Doni e l’Atalanta

Di Redazione2 dicembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Cristiano Doni

Cristiano Doni

BERGAMO — Giornata fondamentale per il futuro di Doni e dell’Atalanta quella vissuta oggi al Coni di Roma davanti al Tnas (il Tribunale arbitrale nazionale dello sport). Giorno del giudizio doveva essere e giorno del giudizio è stato con le due parti in causa nerazzurre che, stando alle primissime reazioni, possono guardare con un cauto ottimismo all’immediato futuro.

Andiamo con ordine. Tutto doveva iniziare alle 14.30 con Doni, alle 16 c’era spazio per l’Atalanta ma dopo l’inizio concordato già alle 15.30 c’è stata un’interruzione di circa un’ora e mezza. Dopo la ripresa (intorno alle 17) tutto si è concluso poco prima delle 19.45: il capitano ha fatto rientro a Bergamo con il presidente Percassi, il figlio Luca e il direttore tecnico Marino mentre gli avvocati si sono diretti su Milano.

In totale dunque circa 3 ore e 45 minuti di udienza, congiunta solo in alcuni aspetti nella trattazione, che ha permesso a Doni e alla società di portare avanti le proprie ragioni. Gli obiettivi, come era chiaro, erano diversi: l’Atalanta ha fatto leva sulle responsabilità che in primo grado sono state associate alla gara contro l’Ascoli (quella che vedeva coinvolto Manfredini) mentre per Doni si sono ribaditi punto per punto gli argomenti che dimostrano la fragilità dei fatti contestati.

Nonostante una giornata pesante e decisamente impegnativa, alcuni dei protagonisti hanno lasciato trapelare un cauto ottimismo legato soprattutto a quanto è stato domandato durante l’audizione. I tre arbitri hanno chiesto conto a Doni della famosa telefonata in cui Santoni riferisce di aver visto “il suo uomo” il giorno prima della gara. Lo stesso capitano nerazzurro, finalmente ascoltato, ha semplicemente risposto che venerdì 18 marzo era in ritiro a Zingonia. E nel ritiro, circostanza confermata dal presidente Percassi e dal direttore Marino, non entrano persone non autorizzate: tutto, come si può vedere nel comunicato del Coni, è stato verbalizzato.

Su questo punto, la Federazione pare dunque essere stata di fatto smontata, questo chiarimento va a favore del capitano. Ma c’è un altro aspetto che non va trascurato. Santoni stesso, durante quella intercettazione, ha detto parlando del “suo uomo” che pretende “almeno” di segnare un gol: questo “dettaglio”, sottolineato dall’avvocato Pino, non può che riferirsi a qualcuno che gioca contro l’Atalanta. Quindi non a Cristiano Doni.

Gli scenari adesso, sono fondamentalmente tre. Prima ipotesi: rimane tutto come è ora, considerando che dei tre arbitri due sono di parte e resta solo quello nominato ed imparziale questo può accadere solo se la maggioranza (quindi l’arbitro imparziale e quello della Federazione) non considera nulla di quanto spiegato da Doni e dall’Atalanta.

Seconda ipotesi: a Doni non viene tolto niente ma all’Atalanta ridanno i punti per la gara di Ascoli (2 di oggettiva e 1 di presunta) quindi si passa da -6 a -3. Terza ipotesi: Doni viene assolto e quindi l’Atalanta torna dove (sul campo) si è meritata di stare. Cioè a quota 20.

Altre possibilità non ce ne sono, la tanto discussa e chiaccherata possibilità che Doni venga accusato di omessa denuncia è sparita e quindi si torna dove avevo già detto: o tutto o niente, almeno per Doni.

Sentendo alcuni spifferi milanesi-orobici arrivati dalla capitale nell’immediato post-processo, la mia sensazione è che non ci si voglia sbilanciare troppo ma soprattutto che si è fatto tutto quello che si poteva per chiarire e dimostrare: adesso tocca aspettare, dopo 6 mesi passati sulla graticola altri 45-60 giorni (la sentenza definitiva in ambito sportivo è attesa verso il 24-25 gennaio) sembrano un’eternità.

Fabio Gennari

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