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Bergamo

La crisi sfida al cambiamento: simposio di CL a Bergamo

Di Redazione30 novembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La crisi come sfida al cambiamento, in un convegno di Comunione Liberazione

La crisi come sfida al cambiamento, in un convegno di Comunione Liberazione

BERGAMO — In una situazione in cui cresce l’insoddisfazione, la protesta o la rassegnazione è possibile parlare di crisi come sfida per un cambiamento? Si può affrontare la realtà, pur nella sue difficoltà, con uno sguardo positivo, non frutto di un esasperato ottimismo, ma di una speranza reale? E’ questa la provocazione che lancia Comunione e Liberazione con il documento “La crisi. Sfida per un cambiamento” che è oggetto dell’incontro pubblico in programma giovedì 1 dicembre alle ore 21 all’Auditorium Sant’Alessandro di Bergamo (via Garibaldi 3/H).

A confrontarsi sul tema intervengono: Stefano Paleari, rettore dell’Università di Bergamo, Stefano Colli Lanzi, amministratore delegato di Gi Group e vicepresidente di Assolavoro, e Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. Introduce e modera il dibattito: Michele Campiotti, responsabile diocesano della Fraternità di Comunione e Liberazione.

“Oggi la situazione è drammatica e proprio per questo avvertiamo ancora più urgente cercare di giudicare insieme quanto sta avvenendo – spiega Michele Campiotti, responsabile diocesano della fraternità di Comunione e Liberazione -. Vogliamo capire quali possano essere i fattori in grado di aiutare una ripresa reale e sincera. Il documento che proponiamo mette in luce come la crisi può essere un’occasione di cambiamento, non meccanico e neppure automatico, se diventa possibilità di mettersi in discussione, se costringe ad un cambiamento di concezione, se incide in profondità su come concepiamo noi stessi e guardiamo la realtà. Di crisi il nostro paese ne ha attraversate tante, ma dall’interno di esse è sempre emersa anche una strana capacità di positività, documentata da persone e gruppi di persone che non si sono rassegnate a subirla e hanno costruito l’Italia. Persone appartenenti a tradizione diverse ma tutte consapevoli che il loro impeto rappresentava una possibilità di bene per tutti, persone la cui energia non si consumava in se stessa, tanto è vero che ha costruito un popolo, il nostro”.

Con il rettore dell’Università di Bergamo, con l’amministratore delegato di Gi Group e con il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà si vuole documentare i fattori per cui la crisi può essere realmente un’occasione da cui ripartire. Tra questi sicuramente significativo il fatto che anche oggi, così come è accaduto nella storia della nostra nazione, ci sono persone che non si lasciano trascinare dal flusso delle cose, che remano controcorrente, ma che affrontano la realtà con sguardo positivo, frutto anche della tradizione cristiana a cui appartengono, dandosi da fare, senza rinnegare nulla: ci sono aziende che continuano a investire, ci sono famiglie che affrontano sacrifici per l’educazione dei figli, ci sono ragazzi che decidono di fare stage all’estero per trovare nuove opportunità e allargare gli orizzonti.

“Siamo desiderosi di metterci in gioco con chi avverte la nostra stessa esigenza, ben consapevoli della provvisorietà di qualsiasi tentativo umano, ma con la speranza di poter imparare da questa situazione per ricominciare a crescere” conclude Campiotti.

Durante l’incontro sarà allestita anche la versione ridotta della mostra “150 anni di sussidiarietà. Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano l’uomo” realizzata dalla Fondazione per la Sussidiarietà e presentata quest’anno al Meeting per l’Amicizia del popoli. Il percorso della mostra dimostra come la storia dell’Italia attesta quanto sottende il documento e in particolare che esiste, dentro un tessuto cristiano mai del tutto scomparso, “quell’imprevedibile istante in cui un uomo genera novità, prodotti, servizi, valore aggiunto, bellezza per sé e per gli altri, senza che nessun antecedente storico, sociale e politico possa ultimamente spiegare l’incremento di valore e di ricchezza che si genera”.

“La storia dell’Italia è una dimostrazione eclatante di come l’impeto di ciascuno è un bene per tutti e che l’energia dell’io non si esaurisce in se stessa, ma costruisce un popolo: davanti a situazioni molto peggiori della nostra – si pensi al dopoguerra con l’Italia distrutta – persone mosse da un impeto positivo si sono messe insieme, hanno preso iniziativa e hanno costruito il Paese”.

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