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E’ il Napoli che ha fermato la Dea: chi se lo aspettava?

Di Redazione28 novembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Stefano Colantuono

Stefano Colantuono

BERGAMO — Il Napoli ha fermato l’Atalanta. Prima ancora, l’Inter (Castellazzi) aveva fermato l’Atalanta. E ancora l’Udinese (Handanovic) aveva fermato l’Atalanta. Forte vero? Basta cambiare la prospettiva, basta guardare le cose da un punto diverso e subito le differenze si notano. Si sentono. Si condividono.

Badate bene, non ho nessuna intenzione di sminuire squadre definite grandi (due fanno la Champions con passaggio del turno già acquisito o quasi e una è nei primissmi posti del campionato) ma siccome dal calcio giocato non si può prescindere nel momento delle valutazioni è giusto considerare ogni aspetto.

E tra questi aspetti c’è quello del gioco, della foga, dei meriti e della tenuta nervosa: l’Atalanta, in tutte e tre le gare elencate, ha dimostrato di esserci. Tralasciando il passato, torniamo per un attimo sulla beffa di sabato sera.

Primo tempo senza grosse occasioni da parte della Dea (ad eccezione di una rovesciata di Denis), un Napoli sterile in avanti ma capace con Zuniga a destra e Gargano al centro di mettere insieme buone manovre. I due tenori (Hamsik e Cavani) decisamente muti, uno 0-0 all’intervallo giusto e meritato. Senza grossi squilli.

Nella ripresa però escono 11 leoni dallo spogliatio nerazzurro, pressing e occasioni importanti arrivano subito e con la traversa del “Tanque” ecco il primo squillo di livello. Poi l’1-0, poi Cigarini che fallisce il 2-0, poi Mazzarri che mette tutta l’artiglieria (Maggio, Lavezzi e Santana) e poi Colantuono che inserisce Bonaventura e Gabbiadini. Morale della favola: Carmona fallisce il 2-0 in contropiede, Cavani insacca l’1-1 con tanti saluti a Bonaventura.

Dico una cosa impopolare ma che ritengo profondamente vera: è normale che l’Atalanta (non il Barcellona o il Real Madrid) a questo punto della stagione non chiuda le partite. Si, è normale.

Se qualcuno se l’è dimenticato, questa squadra ha fatto 20 punti in 12 gare. Le cinque vittorie sono arrivate tutte di misura. Dei cinque pareggi, ben tre hanno visto la Dea rimontata. Le ultime due volte, addirittura nel finale. Le sconfitte, poi, hanno comunque regalato spunti positivi.

Questo significa che per la sua dimensione, l’Atalanta ha già imparato a correre e a soffrire. I giocatori hanno saputo far quadrato e affrontano chiunque, in casa e in trasferta, senza alcun timore. Avanti di questo passo arriveranno anche malizia e capacità di chiudere le gare ma, come mi diceva sempre mio nonno, nessuno impara senza sbagliare. E se Gabbiadini a 20 anni pensa a mettere il pallone sul piede del compagno solo in area invece che bivaccare sulla bandierina, si può accettare. Se Bonaventura (classe 1989) si addormenta sulla bandierina dopo un tackle magari poco efficace è giusto che si prenda votacci in pagella e che cresca.

Credete che Colantuono sia dolce con i suoi giovani? Passate a Zingonia, il numero 10 di San Severino Marche è uno dei più richiamati. Perchè la strada che ha scelto il mister è questa e la percorre con forza cercando di far crescere i suoi gioielli. Ricordate chi nominò Colantuono il giorno dopo la cessione di Valdes? “Io punto su Bonaventura” disse.

Con il Napoli dovevano arrivare 3 punti, in classifica ne resta 1 ma la prova è positiva. Tutte le prove, finora, sono state positive. Tutte. Anche quelle di Roma e Bologna, seppur solo per una parte di gara. Qualcuno si sogna di fare le pulci o dubitare di chi ha fatto bene 10 partite intere e due mezze su 12? “Dovremo rasentare la perfezione” disse il mister in conferenza. E’ accaduto, peccato che se fosse andato bene anche uno degli ultimi due dettagli, saremmo in paradiso. Tranquilli, ci arriviamo un gradino per volta. Ma avanti così, ci arriviamo.

Fabio Gennari

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