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Editoriali Sport

Scommesse, tutte le contraddizioni della memoria Figc

Di Redazione24 novembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Cristiano Doni

Cristiano Doni

BERGAMO – Altro giro, altro capitolo della telenovela calcio-scommesse. Mercoledì 23 novembre è scaduto il termine di presentazione delle contro-memorie difensive per gli avvocati della Federcalcio.

Dallo studio dell’avvocato Medugno è trapelato un documento di 26 pagine con cui i legali ribattono alle affermazioni di Salvatore Pino (avvocato di Doni). Analizziamole con attenzione.

Premessa. Le motivazioni arrivate ad inizio ottobre a sostegno della sentenza di secondo grado si basavano su due elementi: l’abituale frequentazione di Doni con i soggetti coinvolti, la conferma (di tale Marco Paolini durante un interrogatorio) che Doni era a conoscenza della combine.

Di due elementi, resta valido soltanto il primo, visto che anche gli avvocati della Federcalcio hanno confermato l’errore evidenziato da Pino: l’interrogatorio di cui si fa menzione non è di Paolini ma di Marco Pirani e il soggetto di cui si parla non è Doni ma Gervasoni.

Ma torniamo al nocciolo della questione. Secondo quanto è scritto nella contro-memoria, la Corte Federale “nel riferirsi ad abituali frequentazioni con soggetti coinvolti nel presente giudizio e alla conoscenza dei soggetti più volte menzionati non allude ad un rapporto diretto tra Doni e gli altri (quali Erodiani, Parlato o Bellavista) ma ai frequenti contatti con l’amico e socio in affari Nicola Santoni che interagiva direttamente con gli altri personaggi coinvolti”. L’avvenuta combine sarebbe sancita dalla dichiarazione di Parlato che dice che i 40.000 euro erano denaro “proveniente dall’Atalanta, così come mi aveva fatto intendere Santoni”.

Nello stesso documento ci sono due passaggi di cui vi invito a prendere nota. Primo: Santoni e Doni non sono mai stati intercettati perchè le loro utenze non erano sotto controllo. Secondo: Santoni, durante una intercettazione, ha detto a Parlato che non si voleva “sputtanare” (testuale) con l’Atalanta in quanto in futuro “potrei anche andare a lavorare lì”.

Infine si scrive, a più riprese, che Parlato viene ritenuto credibile. Santoni invece no in quanto difenderebbe il suo amico dopo essersi reso conto di averlo messo in difficoltà.

Questo è, in sintesi, quanto adotto dai legali della Federazione. Peccato che sia in contraddizione con le motivazioni scritte dalla Corte Federale, secondo la quale non c’è alcun dubbio che ci si riferisca a “un rapporto diretto”. Basta leggerle, sono a pagina 5: “Le indagini della Procura Federale riportano senza incertezze e senza possibilità di equivoci i collegamenti del Doni con Erodiani, Parlato e Gervasoni”. E ancora, un’affermazione esplicita e che dice il contrario di quanto affermano gli avvocati: “E’ ben vero che il Doni in sede di interrogatorio ha escluso qualsivoglia partecipazione alla “combine”, ma nel riferire i fatti ha pur sempre confermato la conoscenza dei soggetti più volte menzionati pur escludendo qualsiasi suo intervento nell’illecito concordamento”.

Avete capito? La Corte Federale nelle motivazioni sostiene con certezza che sono provati i contatti tra Doni, Erodiani, Parlato e Gervasoni. Lo ribadisce due, tre perfino quattro volte. Ma gli avvocati, che dovrebbero spiegare da dove arrivano queste convinzioni, dicono: “Ma no, loro non volevano dire questo. Alludevano al Santoni che era in contatto con Doni”. Peccato che Santoni sia nominato dalla Corte Federale solo insieme ad altri, allo stesso livello.

Parlato viene ritenuto credibile? Bene, come mai allora non si tiene conto che Parlato davanti al Gip di Cremona il 15 giugno dice, parlando dei soldi che Santoni gli ha dato: “Da chi li riceve non lo so, non lo so veramente perché… io, però li prendo piu’ o meno al casello di Modena, mi sembra, il giorno stesso della partita”. E soprattutto afferma che lui (come Giannone e Pirani) “non ha mai avuto rapporti con il capitano dell’Atalanta Cristiano Doni, che non conoscono”. Sta tutto nei verbali di Cremona, 15 giugno 2011.

E che dire dei due presunti “assi nella manica” che emergono dal lavoro dei legali della federazione. Primo: Doni e Santoni non sono mai intercettati perchè i loro telefoni non erano sotto controllo. Bene, domanda: se sul telefono di Santoni c’era qualcosa di pericoloso, come mai per l’esame non ripetibile effettuato oggi 24 novembre Doni non ha nominato nessun perito? Perchè a Cremona, accortisi della mancanza dei telefoni di Doni e Santoni tra quelli intercettati, non si sono posti il problema di sequestrare anche quello del capitano, subito, il 1 giugno? Come mai, se questo dettaglio era così importante, nei primissimi documenti della Squadra Mobile di Cremona, Doni non era nemmeno tra gli indagati?

Il capitano dell’Atalanta, ricorderete, è finito fra gli indagati solo dopo l’analisi dei documenti da parte del Gip Salvini. Sarebbe stato semplice. Mi accorgo di non aver intercettato uno pericoloso, l’uomo che “nell’ambiente, si sa, ha già fatto 50 partite”: la prima cosa logica da fare è il sequestro per evitare che lui provi a far sparire le tracce. Ma non l’hanno fatto.

Secondo “asso” nella manica: Santoni puntava a venire all’Atalanta. Strano vero? Un preparatore dei portieri che lavora al Ravenna in Lega Pro (poi fallito) ed è in scadenza di contratto, come può mai sperare e pensare di andare a lavorare nella società (in B lanciata verso la A) dove un suo amico è leader e per giunta dove si è insediato un presidente dalla voglia incredibile?

Questo secondo la Federcalcio basterebbe a giustificare perché Santoni è coinvolto in prima persona ma difende chiaramente il suo amico. Lascio a voi i commenti.

Chiudo con l’apertura delle contro-memorie. Gli avvocati ci ricordano che la Giustizia Sportiva non ha bisogno di certezze oltre il ragionevole dubbio ma “alla luce dei principi di diritto sportivo, per la condanna di un illecito non è necessaria né la certezza assoluta dell’imputabilità di una condotta, né il superamento del ragionevole dubbio, essendo sufficiente che il grado di prova richiesto, per poter ritenere sussistente una violazione, sia comunque superiore alla semplice valutazione delle probabilità”. Lascio a voi la “semplice valutazione delle probabilità”.

Fabio Gennari

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