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Italia

Dichiarano 6 euro ed evadono 65 milioni: coniugi nei guai

Di Redazione24 novembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La Guardia di finanza

La Guardia di finanza

VENEZIA — Al fisco avevano dichiarato un reddito di 6 euro. In realtà erano commercianti di bovini, con disponibilità finanziarie all’estero fino a 200 milioni all’anno. Protagonisti dell’ennesima vicenda di evasione fiscale scoperta dalla Guardia di Finanza due coniugi veronesi, imprenditori nel settore agricolo.

A costar loro caro, l’ingordigia. I due volevano mettere in cassa altri milioni dalla vendita di 180 ettari di terreno (equivalenti a 200 campi da calcio) passato da agricolo ad edificabile con un aumento di valore di 22 milioni. L’operazione era la maggiore in assoluto mai effettuata sul litorale di Eraclea, in provincia di Venezia. L’uomo, attraverso società estere, dalla vendita del terreno, avvenuta nel 2008, aveva incassato di 65 milioni di euro.

E così attraverso controlli incrociati, gli uomini della Guardia di finanza di Venezia hanno scoperto che il patrimonio immobiliare era gestito da alcune società lussemburghesi dietro la quali c’era appunto l’imprenditore veronese di 68 anni, e hanno fatto emergere la maxi-evasione fiscale.

L’uomo non avrebbe tra l’altro mai fatta una dichiarazione dei redditi dal 1997 al 2008. Nel 2010 marito e moglie avevano denunciato rispettivamente 1 e 5 euro. A carico dei coniugi, per gli anni sottoposti a verifica, sono stati constatati nel complesso redditi omessi per circa 26 milioni di euro, e corrispondenti imposte per oltre 11 milioni, calcolati in via presuntiva sugli investimenti di somme detenute all’estero che variavano tra i 140 e i 200 milioni.

Le indagini, svolte sotto la direzione dell’Autorità Giudiziaria di Verona, hanno portato al sequestro preventivo di titoli nazionali per oltre 52 milioni di euro. Nei confronti delle società coinvolte, invece, è stata contestata l’omessa fatturazione per 130 milioni di euro, l’omessa dichiarazione di plusvalenze per oltre 21 milioni di euro e un’evasione dell’Iva e dell’Ires, rispettivamente per 26 milioni e 6 milioni di euro.

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