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Bergamo

Tassa di soggiorno a Bergamo: imprese sul piede di guerra

Di Redazione15 novembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo Alta

Bergamo Alta

BERGAMO — Albergatori, commercianti, imprenditori dell’ospitalità sono fermamente contrari all’introduzione della tassa di soggiorno, proposta dall’assessore al Bilancio del Comune di Bergamo, Enrico Facoetti, e illustrata ieri ai consiglieri di maggioranza.

Secondo gli operatori è un’imposta che non aiuta le imprese a competere, soprattutto in questo momento di difficoltà economiche. Il timore è che il provvedimento vanificherà tutti gli sforzi finora messi in campo per mettere in rete e coordinare progetti riguardanti gli albergatori creati sia a livello cittadino che a livello provinciale.

“Abbiamo già incontrato l’amministrazione ed espresso la nostra piena contrarietà – afferma Giovanni Zambonelli, presidente del Gruppo albergatori di Ascom Bergamo – Inoltre sentiamo parlare di importi e di destinazione generica della tassa, quando sono questi gli elementi importanti da conoscere e sui quali essere coinvolti. La cifra ventilata risponde solo ad una logica di cassetto e non di sviluppo, in quanto i soldi sembrerebbero destinati a pagare spese che oggi già esistono, senza nessun miglioramento effettivo dell’accoglienza cittadina. E’ inoltre incredibile che la città di Bergamo possa pensare di introdurre una tassa di soggiorno superiore a quella della città di Roma e di Firenze. Sarà un grande boomerang per l’amministrazione, che perderà in prospettiva incassi indiretti ben superiori alla tassa”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Confesercenti, che con Asshotel Bergamo, esprime contrarietà all’adozione della tassa. “Ad oggi gli albergatori conquistano turisti abbassando le tariffe delle loro camere di qualche euro – spiega il presidente Giovanni Freschi – Un aumento del prezzo delle camere dovuto alla tassa di soggiorno, quindi, non potrebbero far altro che accollarselo gli stessi albergatori, diminuendo i margini di guadagno. La tassa di soggiorno svantaggia anche le altre attività commerciali presenti nel Comune. Su queste, infatti, possono influire in modo positivo i turisti presenti in strutture alberghiere vicine. La tassa recherà danno anche a tutto il commercio”.

Anche per Confindustria l’introduzione della tassa di soggiorno è fuori luogo, specialmente perché Bergamo è caratterizzata dal turismo business per 5 giorni su 7, grazie alla forte inclinazione all’export delle aziende che operano sul territorio.

“Bergamo è una meta turistica relativamente recente, che molto sta facendo per migliorare l’accoglienza ed incentivare il turismo, anche attraverso strumenti efficaci come la Bergamo Card, ma non si può certo parlare di flussi tali da generare costi specifici per la municipalità in termini di servizi dedicati” sottolinea Montserrat Satorra Farrè, direttrice del Mercure Hotel Palazzo Dolci di viale Papa Giovanni, vicepresidente del Gruppo Turismo di Confindustria Bergamo, di cui è referente per gli alberghi.

“A Bergamo – prosegue – dunque la tassa di soggiorno finirebbero col pagarla le aziende, messe a dura prova da anni di difficoltà. L’impatto della tassa sarebbe veramente penalizzante sui lunghi soggiorni, andando a incidere negativamente sul turismo congressuale e delle convention. Avremmo così molte meno chance di essere scelti come città per seminari, corsi di formazione e aggiornamento. Inoltre, la crisi ha già bruciato i positivi risultati raggiunti negli ultimi 10-11 anni: se il dato relativo alle presenze è stabile o in molti periodi in crescita, lo è grazie ad una politica di prezzi estremamente promozionali per riuscire ad occupare le camere; i nostri bilanci, risentono come o più di altri settori del difficile momento congiunturale, oltre che della concorrenza sleale di strutture totalmente o parzialmente irregolari. L’introduzione di questa tassa sarebbe una scelta totalmente incoerente per una città che vuole puntare sempre più a un interscambio internazionale sia dei suoi prodotti che del turismo”.

Le associazioni di categoria, consapevoli della situazione economica in cui si trova il Comune di Bergamo, suggeriscono quindi la non adozione del provvedimento e la ricerca di altri mezzi per l’approvvigionamento delle risorse in sostituzione dello stesso.

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