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Editoriali

Caos scommesse: depositate le memorie, Doni spera

Di Redazione9 novembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Cristiano Doni

Cristiano Doni

BERGAMO – Forse non ci arrivo. Magari sono tardo, probabilmente solo illuso ma certamente cocciuto. Molto cocciuto. Super cocciuto. Ma non ci sto. Non posso starci.

Lunedì 7 novembre 2011, Atalanta e Cristiano Doni hanno depositato le loro memorie difensive a TNAS. Poco più di un centinaio di pagine dove si sono spiegati i motivi per cui si chiede giustizia. Mi concentro in particolare sulla posizione del capitano, perchè sono testardo: senza pena a lui, il castello di Palazzi salta.

L’avvocato Pino, nelle 37 pagine di memoria, ha smontato pezzo dopo pezzo le motivazioni. Secondo quanto è circolato, i punti forti su cui si basa la difesa di Cristiano Doni sono chiari: Doni non aveva nessuna abituale frequentazione con i personaggi che lo nominano, Doni non ha mai detto di conoscere nessuno tranne Santoni (con il quale comunque non ha mai parlato di quanto gli addebitano) e soprattutto la dichiarazione di tale Marco Paolini (all’anagrafe magari esiste ma probabilmente fa il salumiere o l’autista di bus da qualche parte nella capitale) sono avulse dalla realtà. False.

Su quest’ultimo punto torno più in là, ora brevemente (perchè dopo 6 mesi ‘sta storia ha stufato perfino i sampietrini di piazza Mercato delle Scarpe) ricordo i fatti. Nelle motivazioni di secondo grado, si dice che Doni conosceva i vari Buffone, Pirani, Erodiani, Santoni ecc. Nelle stesse motivazioni si dice che il capitano avrebbe confermato questo ma la verità (scritta nei verbali degli stessi imputati) è esattamente opposta: tutti, in momenti diversi, hanno fatto scrivere che non conoscevano il capitano se non di rimbalzo su Santoni. Lo stesso Santoni ha dichiarato che millantava il nome di Doni per farsi forza (ad esempio con Buffone che faceva il ds a Ravenna dove lo stesso preparatore dei portieri era in scadenza di contratto) e mai il capitano spunta nelle intercettazioni.

Restano tanti indizi legati a Gervasoni ma, come ho già scritto in tempi non sospetti, se alcuni giocatori del Piacenza han venduto la partita il capitano non c’entra nulla. Aggiungo un dettaglio, sfuggito ai più: se per Ascoli – Atalanta Micolucci è stato intercettato mentre diceva che avrebbe stretto la mano a Doni (quindi c’è un riscontro diretto) ma il capitano non è stato nemmeno deferito, come mai si è scelto di fare l’opposto quando terze persone hanno dichiarato che Gervasoni avrebbe stretto la mano a Doni prima di Atalanta – piacenza nonostante questa stretta di mano non è mai avvenuta? Perchè il gesto che avrebbe dimostrato la combine e di cui Doni sarebbe stato soggetto passivo è stato trattato diversamente?

Torniamo alla dichiarazione che nelle motivazioni avrebbe avuto un peso determinante. Marco Paolini (chi sarà mai?) ha dichiarato: “Sono sicuro di un suo coinvolgimento nella partita Atalanta – Piacenza”. Forte vero? Ma, da ignorante, mi chiedo: di chi si sta parlando? Ci dicono di Doni. Peccato che l’avvocato Pino e i suoi collaboratori abbiano trovato la stessa frase in un verbale di Marco PIRANI (non Paoloni) del 7 giugno 2011. Quindi, due mesi prima di quanto dichiarato ufficialmente nelle motivazioni. E a Cremona, non a Roma. Ma soprattutto, quella frase Pirani l’ha detta riferendosi a Gervasoni. Non a Cristiano Doni. Forte vero? Come mai questo scempio della verità non è finito su tutti i giornali? Mistero.

Chiudo con una considerazione. Il processo che si apre davanti al TNAS sarà impugnativo o ripartirà da zero? Impugnativo significa che verranno prese in considerazione le motivazioni che sostengono la sentenza di secondo grado e da quelle si parte. Viceversa, si ripartirebbe da zero. Tempi ristretti (è attesa la sentenza entro il 31 gennaio) e segnali arrivati dall’Arbitrato di Conciliazione del TNAS poi fallito fanno pensare che si tratti di un processo “Impugnativo”. Bene, aggiungo io. Non posso credere che simili e allucinanti motivazioni trovino altro terreno fertile. Devono scagionarlo. E siccome se scagionano lui non resta altro su cui poggiare l’accusa alla Dea, devono scagionare pure la Dea.

Sogno? Credo alle favole? Forse, cari lettori. Probabilmente, amici atalantini. Però se non la pensassi in questo modo, dovrei ritenere il processo che andrà ad iniziare già scritto. Voglio crederci ancora, vediamo se fanno giustizia davvero. Poi, se arriva uno sconto, ci pensiamo.

Fabio Gennari

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