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Provincia

Bergamo in crisi: resiste l’industria, giù commercio e servizi

Di Redazione9 novembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Situazione difficile per le imprese bergamasche

Situazione difficile per le imprese bergamasche

BERGAMO — “Non è di certo il ritmo della ripresa che sarebbe necessario per recuperare la capacità produttiva persa nella recessione del 2008/2009 né è questo il tasso di crescita di cui Bergamo, come l’Italia, avrebbe bisogno per liberare risorse per lo sviluppo”. E’ il giudizio riportato nell’ultimo rapporto congiunturale sull’economia bergamasca reso noto dalla Camera di commercio di Bergamo.

“Si conferma nel terzo trimestre dell’anno una decelerazione del ciclo dell’industria bergamasca – esordisce il documento -. La dinamica congiunturale della produzione industriale è debole, quasi stazionaria. Il segno è ancora positivo (+0,2%) ma in calo rispetto alla precedente rilevazione. Resta positiva ma in progressivo ridimensionamento la crescita nei confronti dello stesso trimestre di un anno fa (+2,2% la variazione tendenziale)”.

“In un contesto nazionale ed europeo pesantemente critico, il sistema produttivo di Bergamo sta mantenendo le sue posizioni, in particolare grazie a una tenace presenza sui mercati internazionali (la quota del fatturato estero sul totale è in continua crescita).

Nel corso del terzo trimestre anche l’occupazione industriale è cresciuta (+0,4% la variazione al netto della stagionalità) e una parte di Cassa integrazione è stata riassorbita (anche se i dati di ottobre sulle ore autorizzate segnalano una ripresa della Cassa straordinaria).

Al contempo si profilano segnali di un indebolimento del quadro congiunturale negli indicatori che anticipano il ciclo dell’industria (gli ordinativi e le aspettative) e si aggrava una situazione di difficoltà per le imprese minori, con rilevanti perdite di produzione e di fatturato da parte dell’artigianato manifatturiero e degli operatori del commercio e dei servizi.

Gli ordinativi acquisiti dalle industrie sono in calo sia nel trimestre che nel confronto annuo e senza grandi differenze tra mercato interno (-2,3% nel trimestre) ed estero (-2,8%). Le previsioni delle imprese industriali sull’ultimo scorcio dell’anno vedono per la prima volta dall’avvio della ripresa una prevalenza di attese negative su tutti i versanti: produzione, domanda (anche quella estera) e occupazione.

Se l’industria ristagna, l’artigianato manifatturiero pare orientato ad una nuova flessione: la produzione artigianale diminuisce nel trimestre (-3,4%) e anche nel confronto annuo (-1,5%). Il fatturato resta stazionario ma gli ordinativi cedono nettamente (-4,8% nel trimestre).

Nel commercio le vendite nel terzo trimestre sono in ribasso (-4,2% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso) con un peggioramento marcato nel non alimentare (-7,1%), un risultato ancora nettamente negativo nell’alimentare (-6,3%) e solo un’attenuazione del calo (-1,1%) delle vendite della distribuzione moderna.

Anche nei servizi il giro d’affari diminuisce su base annua (-2,5%) con un peggioramento rispetto ai trimestri precedenti.

Tanto il commercio quanto i servizi risentono del calo dei consumi da parte delle famiglie e, soprattutto in alcuni settori (trasporti, commercio all’ingrosso e servizi alle imprese), della stessa domanda da parte delle aziende. Ne consegue anche una riduzione su base annua dell’occupazione delle imprese del commercio (-0,6%) e dei servizi (-1,1%).

Leggi il rapporto sulla congiuntura economica

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