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Editoriali Sport

Gioco, punti e prestazioni: ma questa Atalanta fin quando dura?

Di Redazione8 novembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il presidente Percassi

Il presidente Percassi

BERGAMO — Fioccano belle notizie, amici atalantini. La squadra di Stefano Colantuono sul campo ottiene punti e colleziona belle prestazioni, con 18 punti reali la Dea è quinta in campionato e se ripenso al rigore fallito da Denis contro l’Inter mi vengono i brividi: saremmo stati a quota 20. Con il Milan e con il capocannoniere del campionato in squadra. Pazzesco.

Il campionato di serie A fino ad oggi ha regalato emozioni e colpi di scena a profusione. Ricordo nitidamente come in estate si spellavano tutti le mani per l’acquisto di Mutu da parte del Cesena. “Hanno fatto il colpaccio”, dicevano. Risultato? Cesena ultimo e disperato con il mister cacciato.

Ci sono, anche oggi, parecchi allenatori che predicano umiltà e calma, gente che sta sopra l’Atalanta in classifica che comuqnue mantiene i piedi per terra e il profilo basso. Che siano tutti diventati morigerati e risparmiosi al momento delle dichiarazioni d’intenti? O, più verosimilmente, in giro ci si è resi conto che non tutti hanno di che vantarsi davanti alla classifica?

Non approfondisco, lascio a voi le valutazioni. Mi limito a fare una domanda: fino a quando durerà questa Atalanta? Io spero fino alla fine, però ci sono almeno due motivi che mi inducono alla prudenza. In primis la condizione atletica: non ho ancora capito che tipo di preparazione ha stravolto il professor Montesanto, se è presto per dire che la squadra di Colantuono quest’anno non esploderà nella fase finale o se a Natale dobbiamo aspettarci una bella razione di richiamo fisico. Non lo so. Però mi chiedo: è umanamente possibile tenere certi ritmi fino alla fine? Per lunghi tratti delle gare, a Bergamo è successo sempre ed anche in trasferta non c’è da lamentarsi, la Dea è parsa più in palla degli avversari. Più a lungo dura questa superiorità, prima si arriva alla salvezza.

Secondariamente, non possiamo non considerare la poca rotazione dei titolari che il mister sta (più per necessità che per scelta) portando avanti. Eccezion fatta per la difesa (con Masiello comunque quasi sempre presente), dalla cintola in su giocano praticamente sempre quelli: Schelotto, Cigarini, Padoin, Bonaventura, Moralez e Denis. Ci sono stati pochi cambiamenti (Gabbiadini, Carmona e Brighi dal primo minuto) e alcune defezioni tra infortuni e squalifiche ma è indubbio come stiano giocando sempre quelli che danno maggiori garanzie. Anche qui, mi ripeto: fino a quando riusciranno a tenere?

Sul campo di Siena, alla ripresa, arriverà un test importante: l’Atalanta giocherà senza Luca Cigarini. E’ innegabile come il direttore d’orchestra “made in Parma” abbia finora giocato su livelli che in pochi gli pronosticavano di nuovo ma è giunta l’ora di vedere (per necessità) cosa può fare questa squadra senza il suo metronomo.

Aspettiamo e speriamo, se la ruota continua a girare così a Carnevale possiamo parlare d’altro. Non alziamo la voce però, c’è un sacco di strada ancora da fare. E per favore, giudicanti del pallone, ridate a Cesare quel che è di Cesare. Anzi, ridate a Doni, quel che è di Doni. Ridate all’Atalanta ciò che è dell’Atalanta: siamo a quota 18, i 12 che si leggono in giro sono finti. Come i soldi del Monopoli.

Fabio Gennari

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