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Politica

Pdl, Scotti avverte: ma quali tessere false, niente illazioni sul nostro risultato

Di Redazione7 novembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Carlo Scotti Foglieni

Carlo Scotti Foglieni

BERGAMO — Raramente si espone sui giornali, ma il suo lavoro dietro le quinte è stato determinante per il successo nella raccolta delle tessere del Pdl. Forzista della prima ora, Carlo Scotti Foglieni è a capo di uno dei gruppi più organizzati dentro il Popolo della Libertà ed è uno degli assi portanti dello schieramento laico capeggiato da Enrico Piccinelli. Ecco le sue considerazioni, talvolta taglienti, in vista del congresso provinciale.

Scotti, i dati arrivati da Roma parlano di 16800 tessere, con Piccinelli in vantaggio. Un suo commento…
E’ un risultato importante perché significa che il Pdl, in fondo, non snatura la sua provenienza originaria che è sostanzialmente laica, anche se aperta a tutte le altre esperienze. Un partito che, proprio in funzione della sua laicità, è in grado di concentrare al suo interno esperienze diverse, a cui Piccinelli sarà capace di fornire una sintesi importante.

Piccinelli 9000, Raimondi e soci 7300 circa. Ve lo aspettavate?
Sì. Abbiamo lavorato a fondo per questo risultato. Noi non andiamo in giro a dire che le tessere degli altri sono false, noi non andiamo in giro a raccontare cose strane, non c’inventiamo un candidato diverso alla settimana. Ne abbiamo uno, attorno a quello abbiamo aggregato il consenso e la sua credibilità ha fatto molto.

Il vostro schieramento è eterogeneo. E’ stato difficile mettere tutti d’accordo?
E’ stato un lavoro faticoso ma confortato dalla soddisfazione dei numeri. E’ stato, tutto sommato, meno difficile di quanto mi sarei aspettato all’inizio.

Dall’altra parte, lo schieramento formigoniano…
Devo precisare che Comunione Liberazione non è schierata politicamente, continua a mantenere la sua attitudine religiosa. Diciamo che il mondo politico che si aggrega intorno a Formigoni oggi ha una capacità di essere importante in Lombardia però l’Italia, come si ripete spesso, è lunga.

Si dice che in Lombardia gli uomini di Formigoni potrebbero vincere in tutte le province. A Bergamo invece partono in svantaggio…
Formigoni ha ben governato per anni in Lombardia e di fatto il suo appeal in questa regione è forte. Ma credo che un partito moderno che voglia ricondurre a sintesi il centrodestra non possa essere troppo caratterizzato da un segno diverso da una politica liberal-democratica.

Quando vedremo il vostro programma?
C’è già. Le persone che si sono aggregate a noi l’hanno fatto intorno al candidato e al programma.

Però non è ancora stato reso noto…
Avevamo in mente di organizzare una manifestazione prima della chiusura del tesseramento, ma non è stato logisticamente possibile. A giorni, forse con una conferenza stampa, forse con una manifestazione di presentazione lo esporremo anche all’opinione pubblica.

Ci può anticipare i punti cardine?
Li renderemo presto noti. Di sicuro non è possibile aggregare quasi diecimila persone senza neanche avere un’idea di quello che si vuole fare, perché e la prima cosa che le chiedono quando vuole fare una tessera.

Nel Pdl per la prima volta si confronteranno un’ideologia, quella ciellina, e un approccio più pragmatico, quello laico…
Bisogna vedere cosa s’intende per ideologia e cosa per pragmatismo. I partiti ideologici sono finiti. I partiti pragmatici sono finiti anch’essi, nel senso che un partito che risponda solo ad esigenze contingenti non serve a un progetto. Noi in realtà abbiamo bisogno di un partito di idee e d’ideali.

Laici-formigoniani: è uno scontro epocale fra due modi diametralmente opposti di vedere la politica…
Non credo che sarà uno scontro epocale. Così come non penso che quello presentato da Marco Pagnoncelli alla casa del Giovane sia un programma. Erano tutt’al più dichiarazioni di intenti: i programmi sono un’altra cosa.

Ovvero?
Un programma contiene un’idea e una progettualità. Dire che si vuole allargare ai giovani, quando da questa parte i giovani iscritti sono oltre 2000 e di là vorrei sapere quanti sono, è pura demagogia. Allo stesso modo fare quattro dichiarazioni sugli amministratori è altrettanto demagogico: gli amministratori ci sono sia di là che di qua. Probabilmente, in forza dei numeri, sono più con il nostro schieramento.

Sì, ma quanti dei vostri tesserati contate di portare al congresso?
Non sono in grado di dirlo. La proporzione sarà equivalente in entrambi gli schieramenti. Se qualcuno viene a sostenere che, da una parte o dall’altra, le tessere sono false io non ci credo. Sono voci che girano e che a me non piace sentire. Come sa bene, l’afflusso al congresso dipenderà da mille condizioni, comprese quelle atmosferiche.

A questo punto, vede la possibilità di un congresso unitario per evitare lo scontro?
La parola scontro è sbagliata. Preferisco confronto.

E’ stata usata da un vostro parlamentare…
Non rispondo delle dichiarazioni degli altri. Tuttavia penso che un congresso di confronto non possa far male al partito, a condizione che dal momento successivo al risultato elettorale il partito si apra.

Esclude dunque l’unitario?
Non so se sia possibile in questo momento una convergenza dell’altro schieramento sulla posizione di Piccinelli.

Ma chi potrebbe essere l’interlocutore di un’eventuale trattativa?
Vedo sicuramente più semplice un approccio con Raimondi invece che con Pagnoncelli. Un congresso di confronto tuttavia non farà male al partito, lo ripeto. E’ chiaro che il giorno dopo il congresso, il vincitore dovrà essere supportato dall’intero partito e respingere fermamente logiche di cui abbiamo già visto gli effetti.

Pagnoncelli ha dichiarato che ci sono tentativi di condizionare il congresso da parte della Lega?
Ho letto di queste presunte infiltrazioni della Lega, ma credo che attengano alla fantasia dell’uomo che le ha formulate.

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