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Economia Editoriali

La patrimoniale di Confindustria e il gioco delle tre carte

Di Redazione7 novembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Emma Marcegaglia

Emma Marcegaglia

In generale non siamo favorevoli per motivi tecnici all’imposta sul patrimonio. La patrimoniale di Confindustria non ci piace per tutta una serie di motivi, che non staremo a trattare in questa sede, limitandoci a uno: non ci piace perché somiglia troppo al gioco delle tre carte, dove a vincere è sempre il banco e in questo caso i grandi industriali.

La proposta della Marcegaglia dice una cosa chiarissima: facciamo la patrimoniale sui patrimoni delle persone fisiche. Certo, solo che le persone fisiche che hanno un “patrimonio”, mi rendo conto di stare usando un parolone, sono operai con la casa con il mutuo, piccoli imprenditori e professionisti e al massimo esponenti della borghesia medio piccola.

Gli altri il patrimonio lo hanno all’interno di società. E se sono patrimoni davvero rilevanti spesso in società estere o in fondazioni o trust. Non si capisce perché questi – magari esentando i “patrimoni produttivi”: capannoni, negozi e uffici direttamente impiegati dal proprietario per la produzione di beni o servizi, una società immobiliare o gli immobili di una banca o di una assicurazione dati in affitto – non debbano venire colpiti da una imposta patrimoniale.

Il nostro Paese ha bisogno di altro. Di sicuro non di proposte, che da qualsiasi parte provengano, siano sempre caratterizzate da partigianeria. Come questa patrimoniale di parte, per far diventare i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

Camillo Flammarion

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