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Politica

Congresso Pdl Bergamo: l’unitario non s’ha da fare (per ora)

Di Redazione7 novembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Le bandiere del Pdl

Le bandiere del Pdl

BERGAMO — Se gli parli di mediazione è come se gli gettassi fumo negli occhi. I leader dei due schieramenti che si confronteranno al prossimo congresso provinciale del Pdl di Bergamo, proprio di congresso unitario non vogliono sentir parlare. Non ora, perlomeno. Le posizioni sono oltremodo distanti, seppur per motivi differenti.

Enrico Piccinelli, che guida il fronte laico-gelminiano, sostiene di avere tutte le carte in regola per vincere il congresso e quindi non vede la necessità di una mediazione. Lo va ripetendo da tempo, dopo aver intessuto per mesi una tela di rapporti e alleanze davvero difficili da far combaciare, visto lo schieramento eterogeneo. Eppure c’è riuscito: chapeau. I numeri dei tesserati del fronte laico sono molto alti: 9000 iscritti, forse più. E Piccinelli, parlando con Bergamosera, ha confermato: niente trattativa. Il leader dei laici preferisce decisamente un congresso chiarificatore, in modo che sia possibile un sereno confronto tra le tesi di Formigoni e quelle di Alfano.

Sul versante opposto, contrario a un congresso unitario anche Marco Pagnoncelli, mentre Raimondi pare più attendista. Il leader dei laici dello schieramento formigoniano preferisce un confronto aperto fino alla fine, convinto che una sana competizione faccia bene al partito. “Se Roma confermerà i numeri che sono stati prospettati – sostiene – questa corsa al congresso avrà rianimato un partito che sul territorio, negli ultimi due anni era parso comatoso. Continueremo su questa linea fino alla fine”.

Entrambi gli schieramenti auspicano che la competizione sia corretta, leale e nelle regole. Ma non è un mistero che la campagna acquisti sia già cominciata. I piccoli gruppi dello schieramento di Piccinelli sono sotto pressione da parte dei formigoniani che cercano di recuperare lo svantaggio. Ma al momento non si registrano defezioni.

Allo stato attuale dunque le posizioni sono molto distanti e trovare una mediazione che vada bene ad entrambi gli schieramenti pare davvero arduo. Anche perché in primo luogo andrebbero individuati dei mediatori riconosciuti, per autorevolezza e imparzialità: cosa ancor più difficile.

Il partito, dicono i sostenitori della conta congressuale di entrambi gli schieramenti, ha bisogno della chiarezza e della limpidezza che solo un confronto a viso aperto può dare. Banditi dunque gli “inciuci” che gli iscritti e gli elettori percepirebbero come frutto di tattiche e liturgie politiche vecchie e superate. Serve aria nuova nel partito, sostengono tutti almeno a parole, fermo restando che il giorno dopo il congresso il Pdl dovrà essere gestito in maniera collegiale e non assolutistica.

Questi i presupposti sul quale cominciare un confronto che al momento esclude il congresso unitario. Poi, la paura di perdere farà il resto.

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